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In tribunale

Avvocato salva donna che tenta il suicidio

08 giugno 2018, 07:03

LUCA PELAGATTI

«Mi perdonerete ma sono ancora scosso, ho una botta di adrenalina enorme addosso. E' stata un'esperienza davvero sconvolgente».

Per carità, è ovvio. Un avvocato prende la macchina, guida da Brescia a Parma per partecipare ad una udienza dal giudice di pace e si prepara ripassando le carte, ripensando le cose da dire. Ma non è certo pronto a trovarsi davanti una donna che urla «Mi ammazzo». E soprattutto a vederla in piedi su un davanzale. Con davanti il vuoto.

Eppure è proprio quello che è accaduto ieri mattina a Pietro Lodi, un avvocato lombardo, che alle 10.20 si preparava ad una udienza. Ed invece si è trovato una vita sospesa dinnanzi. Per fortuna ha allungato la mano.

«Aspettavo il mio turno per l'udienza e ho sentito un forte rumore nella stanza a fianco. Mi sono sporto e ho visto quella scena raggelante: una donna di colore aveva aperto una finestra, era salita su una sedia e poi sul davanzale e urlava. Sotto di lei c'era il vuoto per due piani».

Nessuno in questi casi sa come reagire. Ma l'avvocato Lodi ha fatto l'unica cosa giusta. Ovvero è rimasto calmo. E ha provato a controllare quel fiume di disperazione.

«Quella donna era evidentemente fuori di sè. Gridava che nessuno voleva aiutarla, che anzi tutti la volevano morta. E che allora si sarebbe ammazzata».

Nei film, in scene come queste, c'è una musica che sale e racconta la tensione. Nella vita vera, come ieri mattina, c'e solo il gelido sapore della disperazione. E molto silenzio. «Ho provato allora a farla ragionare, a tranquillizzarla. Le ho detto più volte che ero un avvocato, che se aveva dei problemi legali io avrei potuto aiutarla».

Ma quando arrivi a pensare di saltare e chiuderla con i brutti pensieri non è facile ascoltare. Per fortuna la donna, 41 anni di origine etiope, forse non ascoltava ma non ha neppure mollato la presa con la sola mano con cui era appesa alla finestra. E anche i secondi, a volte, fanno la differenza.

«Io mi sono avvicinato lentamente e una collega, nel frattempo, ha avvisato il 118 e la polizia. Intanto continuavo a ripetere di calmarsi e di ascoltarmi, che se era un problema economico l'avrei potuta aiutare». Quante volte l'ha ripetuto? L'avvocato non lo ricorda e neppure la donna, certamente lo sa. Ma quel mantra mormorato con voce pacata è servito all'avvocato per arrivarle vicino. Abbastanza per fare l'ultimo passo.

«Quando sono arrivato a portata l'ho afferrata per le gambe e l'ho letteralmente gettata nella stanza». Forse domani la donna avrà un livido. Ma sarà viva. «In quei momenti mi ha detto che voleva farla finita perché ha dei figli e una sentenza le intimava di pagare una somma di un paio di migliaia di euro». Basta questo per morire? Evidentemente si. Ma a quel punto nelle sale del giudice di pace erano arrivati anche i poliziotti e gli operatori del 118 che hanno accompagnato la donna al Maggiore. Dove qualcuno si sta occupando di lei.

«Io ho fatto quello che ho potuto - è la conclusione di Pietro Lodi. - Ma adesso mi è crollata addosso la tensione, sento il peso di quello che è accaduto. Anzi, adesso penso che andrò a correre per sfogare il nervosismo». Per una volta questa è una sentenza che vede tutti vincitori.

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