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Moser si racconta: al cinema

08 giugno 2018, 07:00

FRANCESCO MONACO

Gli abitanti di Palù si chiamano paluderi e questo forse non lo sapevate. Ma se pensavate che si chiamassero tutti Moser non eravate poi tanto lontani della realtà. Perchè «Checco», come in famiglia viene ancora chiamato il leggendario campione, è solo il frutto più prezioso di un albero dai mille rami (leggi dodici tra fratelli e sorelle) e dalle profonde radici che affondano nella civiltà contadina così cara a Ermanno Olmi.

E il richiamo al grande regista scomparso non è casuale: Francesco Moser l'altra sera era a Parma (con i figli Francesca, Carlo e Ignazio) in doppia veste: quella attuale di produttore di vini, con i quali è stato annaffiato il rinfresco al Grand Hotel de la Ville, presente tra gli altri lo «stato generale» del ciclismo parmigiano, e quella sempreverde di terzo corridore al mondo per numero di vittorie - dopo Merckx e Van Looy - la cui carriera è raccontata nel documentario «Moser. Scacco al tempo», poi proiettato in anteprima in una sala del The Space.

Moser star del cinema, dunque? «In passato sono stati realizzati film su Coppi e Bartali - ricorda - ma erano stati utilizzati degli attori. Qui ci sono io - spiega con la sua voce dolcissima- e la cosa mi fa un certo effetto. Forse è per questo che ho dato volentieri la mia disponibilità a questo progetto».

A Parma Moser si sente a casa: l'amicizia con la famiglia Barilla è di lunga data (quando tentò di riprendersi il record dell'ora nel 1994, a 42 anni, vestiva il marchio di Pedrignano), così come quella con Claudio Torelli, suo inseparabile compagno di squadra, e i campioni della generazione precedente alla sua - che avevano corso con i suoi fratelli - da Adorni a Gualazzini e Armani. Tutti invitati, naturalmente, all'edizione 2018 della Moserissima che si corre ogni anno in luglio a Trento. Ma si parla anche di bollicine e si scoprono particolari curiosi: «La squadra di Yates, la Mitchelton - racconta - è di proprietà di questi grandi viticoltori australiani dello stato di Victoria. All'ultimo Giro d'Italia, in occasione della cronometro Trento-Rovereto, avevano l'albergo a 2 chilometri da casa mia: così quelli della Mitchelton mi chiamano e mi dicono che vogliono venire assolutamente a visitare la nostra azienda».

A proposito dell'ultimo Giro, Moser l'ha trovato molto appassionante: «Mi è dispiaciuto per Yates - commenta - perchè fino a Pratonevoso era stato strepitoso, correndo in attacco, vincendo tre tappe e lasciandone una al compagno di squadra Chaves. Poi lui ha avuto una giornata storta mentre Froome si è dimostratro il campione che è. In ogni caso gran bella corsa».

Il calcio è un intruso in una serata come questa, ma non si può scordare che Moser è un grande tifoso dell'Inter. Che quest'anno ritroverà il Parma: «Eh, so che avevate avuto dei problemi, siete stati bravissimi a risalire in così poco tempo. Ma chi è adesso il presidente?». Lizhang, rispondiamo.

«Anche voi i cinesi? Come l'Inter e il Milan, ormai prendono quasi tutto loro».

Ma il ciclismo e il vino, per ora, sono fuori dalla loro portata. Le tradizioni della provincia italiana non si toccano. «Come diciamo noi a Palù - chiude poi la serata Moser al termine della proiezione - prediche corte e luganeghe lunghe». Applausi e foto ricordo.

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