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IL RICORDO

Don Sergio, un parroco «speciale»

09 giugno 2018, 07:00

Ieri sera una folla di persone si è ritrovata per il rosario di don Sergio Sacchi, morto giovedì pomeriggio al Maggiore. E questa mattina ci saranno i funerali in Duomo alle 9 e mezza. Un suo parrocchiano lo ha voluto ricordare con una lettera di cui riportiamo ampi stralci: «Don Sergio è arrivato in via Isola appena ordinato sacerdote. Era il cappellano di don Magri. Eccezionale giocatore di ping pong, grande sportivo e persona amabilissima, è diventato subito un punto di riferimento per i ragazzi del quartiere, religiosi e non. In via Isola, con altri pionieri, ha dato il là alla grande stagione del baseball parmigiano. Di via Isola e dintorni sono tanti i campioni di questo sport degli anni '70 e '60. In via Isola è tornato negli anni '80 come parroco, accolto dall'entusiasmo dei tanti, che di lui non si erano dimenticati. Tutto cominciò come se non ci fosse mai stata interruzione, ma, nel frattempo, don Sergio era diventato responsabile di Misurina (dove ha lasciato il cuore) e un perno delle politiche caritatevoli. Ebbe anche coraggio, parcheggiando nel giardino della canonica una roulotte e ospitando degli immigrati di colore: una scelta forte e anticonformista per quei tempi e per la Chiesa di allora. In quel periodo, don Sergio diede tutto se stesso, vivendo giornate lunghissime, correndo in lungo e in largo, compresa Misurina, che aveva risollevato e integrato, con molta fatica, nel sistema sanitario veneto. Alla parola "Misurina" don Sergio ha sempre regalato uno dei suoi sorrisi. Aveva il grande dono di una sensibilità dawero rara che gli dava la capacità di dialogare con tutti e su tutto, da sacerdote e da laico insieme. Personalmente gli devo tantissimo e gli sarò eternamente grato. E non dimenticherò mai questa frase dettami in un momento di grande tristezza: “. ..quel che accade conviene"; cosi invitandomi a non dimenticare che c'è sempre un senso negli avvenimenti della propria esistenza e che dobbiamo guardare sempre avanti perché ciò che appare negativo può essere il preludio di qualcosa di positivo. Ho seguito il suo consiglio e mi è servito tanto. Probabilmente, Don Sergio direbbe "quel che accade conviene" anche commentando il proprio decesso. Io non ci riesco! Ciao, Don!». Così invece lo ricorda Stefano Dazzi: «Da oggi Parma sarà un po piu povera. Ho 51 anni e sono nato e cresciuto in via Isola a pane e baseball insieme a tanti altri “ragazzacci” che don Sergio, anzi, monsignor Sergio Sacchi, per tutti noi semplicemente Sergio ha sempre accolto tra le sue braccia. Le scrivo semplicemente per esprimere un profondo senso di gratitudine che sono sicuro sia condiviso da tutti noi per tutto quello che Sergio ha rappresentato, per il messaggio che ha trasmesso durante tutti gli anni trascorsi in una parrocchia di frontiera come Santa Maria del Rosario. Da oggi credo ci sentiremo un po’ piu soli, ci mancherai tanto, ciao Don.» r.c.

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