Sei in Archivio bozze

LA STORIA

Un pacco di droga piazzato sotto all'auto per vendetta: 50enne assolto

09 giugno 2018, 07:03

Georgia Azzali

Ci sono le assoluzioni da romanzo. Quelle che arrivano sul finale di una storia in compagnia dell'avvocato dal grande fascino e del giudice che si fa convincere dai «ragionevoli dubbi», come in uno dei legal thriller di Gianrico Carofiglio. Ma ci sono anche i casi giudiziari che ti fanno scorrere un filo di terrore nelle vene, scompaginano le certezze e poi però ti servono il lieto fine. Realtà vera e dura, come quella che per quattro mesi ha tenuto sul filo del rasoio un 50enne parmigiano. Si è svegliato all'inferno, una mattina dello scorso febbraio, quando i poliziotti gli hanno ritrovato un bel po' di droga sotto la macchina e l'hanno arrestato. Ma l'altro giorno ha spazzato via l'incubo: assolto dal giudice Adriano Zullo, come chiesto dal pm Massimiliano Sicilia, perché non c'era uno straccio di prova che quegli stupefacenti fossero suoi. Un mix bizzarro: un po' di cocaina e hashish, ma anche cristalli di Mdma, ketamina (il potentissimo anestetico con effetti allucinogeni) e anche un bilancino. Tra i 50 e i 60 grammi, in totale, inseriti dentro a un cilindro in plastica, poi attaccato con due catenelle ai bulloni della gomma di scorta. Ruota che nel pick up dell'uomo è esterna, piazzata sotto al cassone. Tutt'altro che un dettaglio, perché non ci sarebbe stato bisogno di aprire il bagagliaio per trovare la gomma. Insomma, chiunque avrebbe potuto piazzare la droga infilandosi sotto all'auto, considerando anche che di notte rimane parcheggiata all'aperto. E questa ha tutta l'aria di una storia di vendetta. Terribile e studiata con determinazione.

E' il 6 febbraio: una voce anonima chiama in questura per far sapere che il signor Paolo (il nome è di fantasia, ndr) ha appena ricevuto una fornitura di droga ed è andato con il suo pick up in un supermercato della provincia. Sono indicazioni precise, e i poliziotti hanno il dovere di andare a controllare. Trovano subito Paolo, che quando sente parlare di controllo non fa una piega. Non crea problemi nemmeno quando gli chiedono di spostarsi in auto in questura. C'è il cane antidroga a disposizione, quel naso sopraffino che non sente nulla nell'abitacolo del pick up, ma quando sta per scendere dal cassone si sofferma a lungo con il muso proiettato verso la parte sottostante dell'auto. E ai poliziotti basta chinarsi per vedere un oggetto che penzola dalla ruota di scorta. «Cos'è?», gli chiedono. E Paolo se ne esce con la prima cosa che gli viene in mente: «Una bomba, ma mi hanno messo una bomba?». Nessun ordigno, ma quella serie «impazzita» di droghe, con un bilancino, ma allo stesso tempo nulla per preparare le eventuali dosi da vendere. Un insieme che pare subito anomalo ai poliziotti, e poi c'è lui, che non solo dice e ridice di non sapere nulla di quella roba, ma è un perfetto sconosciuto per le forze dell'ordine, non ha macchie sulla fedina penale e fa pure un lavoro affascinante: restauratore di macchine d'epoca e consulente nel settore. Addosso non ha nulla, e nemmeno a casa viene trovata altra droga.

Nel portafoglio dell'uomo, però, ci sono ben 600 euro. Troppi soldi in contanti, banconote che potrebbero essere collegate allo spaccio. Gli stupefacenti e il denaro: ci sono tutti i presupposti per arrestarlo in flagranza. Due giorni, e poi la direttissima. Mentre lui continua a ripetere di non sapere nulla di quella droga. Trova un avvocato che gli crede, ma che soprattutto ci mette l'anima in quel processo. «Da subito mi è parso chiaro che qualcuno aveva piazzato la droga in quel modo perché fosse trovata e lui finisse nei guai - sottolinea l'avvocato Barbara Giovannelli -. I 600 euro, poi, si giustificavano con il fatto che proprio quel giorno avremmo dovuto incontrarci e lui avrebbe dovuto consegnarmi un acconto di 500 euro per un incarico professionale che mi aveva appena attribuito». Ci sono anche gli scontrini Bancomat dei prelievi fatti proprio nelle ore precedenti. E i dubbi sulla sua colpevolezza crescono. Il giudice lo interroga per un'ora e mezza. Vengono anche sentiti i poliziotti, che non possono fare a meno di mettere in luce le stranezze del caso. Ma il giudice vuole ulteriori certezze e dispone una perizia sul cilindro contenente la droga per verificare l'eventuale presenza di impronte dell'uomo. Nulla. Non c'è la sua firma su quell'involucro. Anche il pm chiede che venga rimesso in libertà. Così, 48 ore dopo l'arresto, Paolo può tirare un sospiro di sollievo. In attesa della nuova udienza, fissata per l'altro giorno, quando arriva l'assoluzione. Ma resta il mistero di chi ha messo in piedi quel piano diabolico. Paolo dice di non avere sospetti. Chiunque sia stato, però, voleva colpire duro. Quel pacchetto poteva costargli anni di galera.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal