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EMILIAMBIENTE

Maxi appalto, un collaboratore falsificò la firma di Granelli. E lui viene scagionato

11 giugno 2018, 07:01

Georgia Azzali

La firma c'era. Ma non era che una grossolana imitazione fatta da chi lavorava al suo fianco in Coimpa, il consorzio parmigiano che unisce varie società. Marco Granelli, noto imprenditore edile salsese, presidente regionale di Confartigianato e vicepresidente vicario nazionale, finito ai domiciliari nell'aprile dello scorso anno, esce completamente di scena dalla vicenda del maxi appalto di Emiliambiente. Il gip Mattia Fiorentini, come richiesto dal pm Umberto Ausiello, ha archiviato tutte le accuse nei suoi confronti: turbata libertà degli incanti, falso materiale e ideologico e soppressione di atti veri. Granelli era tornato in libertà già una ventina di giorni dopo l'arresto perché una consulenza calligrafica del Ris aveva escluso che la domanda di partecipazione alla gara fosse stata sottoscritta da lui, così come quella sull'offerta illecita. Ma chi aveva falsificato le sue firme? Aldo Perlini, nocetano, allora collaboratore esterno di Coimpa. E' stato lui stesso ad ammetterlo davanti al pm, come si legge nella richiesta d'archiviazione. «Le indagini difensive e quelle della procura e le consulenze hanno permesso di appurare che in questa vicenda Granelli era del tutto estraneo ai fatti e, anzi, è stato una vittima di condotte di reato realizzate da altri», sottolineano i difensori Mario Bonati e Daniele Carra.

Sul piatto c'era un appalto da quasi 8 milioni e mezzo di euro per la manutenzione e la costruzione di reti e infrastrutture dell'acquedotto che fa capo a Emiliambiente, la società pubblica di cui sono soci 16 Comuni della provincia, tra cui Parma. Così ambita quell'assegnazione, indetta nel 2016, da scatenare appetiti voraci, fino ad arrivare allo scambio delle buste per l'offerta a gara già in corso. Nell'aprile dello scorso anno, però, a scoperchiare il vaso di Pandora ci pensarono i carabinieri: oltre a Granelli e a Perlini, ai domiciliari finirono Dino Pietralunga, fidentino, allora direttore generale di Emiliambiente e presidente della commissione di gara; Aldo Toscani, allora vice presidente di Coimpa, e Stefano Ghidini, parmigiano, collaboratore di Toscani. Per dimostrare che furono gli altri a pilotare l'appalto, Granelli aveva anche consegnato in procura la registrazione di un colloquio dell'estate 2016 con Ghidini. Un incontro durante il quale Ghidini - si legge nella richiesta d'archiviazione - «ammette che con lui il solo Toscani avesse ideato e realizzato, in concorso con Pietralunga, la sostituzione della busta C dell'offerta di gara».

Il bando fu pubblicato alla fine di marzo del 2016. Pochi mesi dopo si accesero i riflettori dei carabinieri della compagnia di Fidenza. Furono tre membri della commissione a parlare chiaramente con i militari di anomalie in quella gara, a cui avevano preso parte tre associazioni di impresa, tra cui Coimpa-Nau.

Una gara che prevedeva la presentazione di un'offerta tecnica, ossia il tipo di servizio proposto, e un'offerta economica, con l'indicazione del ribasso sul prezzo. Giorno cruciale, il 17 maggio 2016: vengono aperti i plichi, Pietralunga sigla, numera le buste e le consegna a uno dei commissari, che ripone quelle con l'offerta economica (le buste C) in un armadio separato e fa una fotocopia del frontespizio.

Ma per tre giorni le chiavi dell'armadio restano nelle mani di Pietralunga. E in quelle 72 ore sarebbero state cambiate le sorti dell'appalto. Secondo la procura, infatti, Pietralunga, avendo visto già il 4 luglio che l'offerta tecnica di Coimpa non è la migliore, si muove su due fronti: avverte Toscani, che l'avrebbe pressato più volte, dicendogli di presentare una nuova offerta economica. E poi passa all'azione: una volta ricevuta l'offerta, secondo l'accusa, sottoscrive e mette la sigla «3», poi fa sparire la vecchia busta, quella con l'offerta perdente.

Da parte loro, invece, Ghidini e Perlini, su istigazione di Toscani, avrebbero predisposto la nuova offerta economica: analizzando il pc di Perlini, è emerso un file contenente il modello per la compilazione delle offerte stampato il 5 luglio. Un foglio che riportava la firma falsa di Granelli. Sarebbero poi stati Ghidini e Toscani a consegnare a Pietralunga, l'8 luglio, la nuova documentazione durante un incontro avvenuto nelle vicinanze della sede di Emiliambiente, a Fidenza. Quell'appuntamento che non sfuggirà a uno dei membri della commissione che già aveva qualche sospetto su Pietralunga.

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