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Intervista

Samuele Bersani: «Non sono pigro ma ho un diverso senso del tempo»

11 giugno 2018, 07:01

Lucia Brighenti

In epoca di ritmi frenetici ci si dimentica, a volte, che per creare ci vuole tempo. Non è il caso di Samuele Bersani che con la lentezza ha un buon rapporto e che, come dice lui stesso, non ha «l'ansia di non esserci». Il cantautore sarà a Colorno sabato 16 giugno alle 19, nel terzo cortile della Reggia di Colorno, intervistato da Ernesto Assante nell'ambito del Festival della Lentezza. «Mi si potrebbe dare del pigro – osserva Bersani – senza rendersi conto che ho un tempo diverso da quello che il mondo di oggi richiederebbe. Faccio un disco quando ho delle cose da dire, quando ho raccolto delle storie da raccontare e sono convinto che i tempi siano maturi. Questo, a volte, è in conflitto con il tempo che passa. Ora sto preparando un album d'inediti: sono passati cinque anni dall'ultimo che ho fatto. Quindi si può dire che la lentezza è un argomento che conosco e di cui, qualche volta, ho approfittato. Non ho l'ansia di non esserci per un po', corro il rischio ogni volta. C'è anche da dire che i ritmi della vita cambiano con il passare degli anni e con le esperienze che si fanno: scandisco le mie giornate in modo diverso rispetto a quando avevo venti anni».

L'intervista s'intitola «Le radici, la creatività e il mistero della musica». Quali sono le radici più profonde della sua musica?
«Le radici della mia creatività risalgono a quando ero ancora un bambino: ho avuto un modello in casa, mio padre, che è musicista e tanto altro. Questo mestiere lo faccio da quando avevo ventuno anni, ma l'ho desiderato sin da bambino. È una fortuna trovare un binario subito ma, se vogliamo, è anche una sorta di ossessione e di maledizione. Quando indossi un'idea per tanti anni poi desideri fare anche dell'altro. Non tradirò mai la musica ma sto dando spazio a nuovi stimoli che sino a ora avevo frenato».

Parlando di creatività, come nascono le sue canzoni?
«Una canzone nasce da uno stato d'animo. Se ho in mano un pennarello, è facile che scriva prima il testo, perché mi piace molto scrivere. Tuttavia nella maggior parte dei casi è nata prima la musica».

Nel 2017 ha festeggiato venticinque anni di carriera. La musica è cambiata in questi anni?
«Fare musica oggi è molto diverso rispetto a quando ho iniziato: non esistono più i negozi di dischi, la musica è diventata liquida. Un tempo io vendevo il mio lavoro, ora devo fare dei concerti perché so che se pubblico un disco, si potrà ascoltare gratuitamente. Non sempre è facile andare avanti, d'altra parte mi esprimo attraverso le mie canzoni (anche se ogni tanto mando pure qualche sms...). Le canzoni sono tutto quello che lascio di me».

Ha qualche progetto o desiderio nel cassetto?
«Come dicevo, sto lavorando a un nuovo album di inediti che per me è fondamentale. Poi, da vent'anni desidero scrivere un libro di racconti. Sto mettendo da parte un po' di storie: alcune sono già pronte. È un progetto che intendo portare a termine».

L'ingresso all'incontro è libero fino a esaurimento posti. Per informazioni: tel. 334-6535965, festivalentezza@gmail.com.

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