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Tragedia

Gli amici ricordano Antonio Rossi

12 giugno 2018, 07:03

Dava del “tu” alle montagne, Antonio Rossi. Ed era il primo ad aiutare i meno esperti, a dare consigli, a insegnare segreti. Così lo ricordano lo ricordano gli amici e compagni di scalate del Ges, il Gruppo escursionistico salese, di cui faceva parte da anni. Antonio è morto a 50 anni, precipitando nel vuoto, dalla ferrata di Lodrino, nel bresciano. «La ferrata è impegnativa, ma Antonio poteva dare del tu alle montagne, aveva un’esperienza, una capacità, una forza unica. Era entrato nel gruppo escursionistico salese quindici anni fa, e se non c’era lui in alcuni posti non potevi andarci, sapeva tutti i passaggi. Si è fatto voler bene sin da subito non lasciava indietro nessuno, si caricava anche due zaini per aiutare chi era meno esperto» così lo ricorda Antonio Violi, del Gruppo Escursionistico Salese (Ges), nato 25 anni fa, dal 2012 gruppo territoriale del Cai. «In qualsiasi momento Antonio c’era, quando avevamo la riunione al mercoledì lui veniva sempre, per parlare con noi di montagne e progetti. Se usciva dalle 10 dal lavoro alle 10.30 era in sede, se faceva il turno di notte veniva prima e poi andava a lavorare, se faceva il turno alla mattina veniva e stava tutta la sera. Era molto buono e disponibile, è una persona che si è fatta voler bene da tutti. Era sempre ligio, sempre attento, era lui che controllava se gli altri avevano fatto giusto, se avevano messo l’imbragatura nel modo corretto. Era innamorato della montagna».

e.g.

Una montagna di altruismo

ENRICO GOTTI

Come in vetta, così sul lavoro: Antonio Rossi era l’ultimo a salire in arrampicata per aiutare i meno esperti, ed era quello che si fermava, per aspettare e guidare chi c’era al turno successivo.

Una montagna di altruismo: lo ricordano così i colleghi della Parmalat, che si stringono attorno ai famigliari, nel dolore per la scomparsa.Antonio Rossi, 50 anni, è precipitato nel vuoto mentre stava scalando la cima della Corna Caspai, a Lodrino, nel bresciano.

Sul posto sono arrivati gli equipaggi del soccorso alpini, con 12 tecnici, e l’elisoccorso decollato da Bergamo, ma non c’è stato nulla da fare. È successo domenica, verso mezzogiorno, da una prima ricostruzione, qualcosa si è rotto nella sua imbragatura, o non era stretta a sufficienza, ed è rimasta agganciata al cavo di sicurezza, trenta metri sopra il canale in cui è caduto.

Manutentore alla Parmalat, Antonio Rossi, era arrivato sulla via ferrata insieme a un amico, che una volta in cima ha lanciato l’allarme. Veterano della montagna, era originario e abitava a Torrechiara, nella zona della Badia di Santa Maria della Neve, dove aveva anche dei terreni, dove coltivava viti, sulla terra della sua famiglia.

Antonio lavorava nella manutenzione dell’unità produttiva yogurt dello stabilimento Parmalat di Collecchio. «Non perdiamo solo un collega ma un Fratello, un fratello buono... buono come non lo è più nessuno. Un uomo d’altri tempi» scrivono i compagni di lavoro «Antonio non terminava il lavoro alla fine del turno ma lui doveva aspettare il collega del turno successivo e poi portarlo su campo per spiegargli nei minimi particolari cosa aveva fatto e cosa mancava da controllare, rimaneva spesso anche un’ora dopo l’orario di lavoro. La sua forza fisica era pari di quella morale, portava motori a mano che altri dovevano trasportare sul carretto, smontava pezzi pesanti senza attrezzatura con una facilità tale da farti credere che anche tu ne saresti stato capace... Abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo, in tanti abbiamo avuto la fortuna di essere stati suoi amici questa rimane la nostra piccola consolazione.... Ovunque tu sia speriamo ti arrivi», firmato «i tuoi amici».

Un sorriso che fai fatica a trovare, dice chi lo ha conosciuto, come quello che ha nella foto scattata sopra le apuane, le vette che amava, scattata dall’amico e collega della Parmalat Cesare Goggioli: «Le apuane erano le sue montagne, conosceva tutto, qualsiasi passaggio» dice Goggioli «aiutava tutti, sia da alpinista, e anche sul lavoro, se appena poteva aiutare lo faceva volentieri. Tutti lo conoscevano come un grande lavoratore. Era entrato in Parmalat oltre 25 anni fa. Lavoriamo insieme da 20 anni, è una persona mite, buona. Quando c’era qualcuno in montagna che era meno esperto lui lo seguiva, gli stava dietro, lo seguiva, non è da tutti, perché molti non sono contenti di fare escursioni con chi c’è da seguire passo dopo passo, mentre lui amava trasmettere ad altri questa sua passione per la montagna. Era una persona straordinaria, i suoi colleghi sono tutti sconvolti».

Andrea Vernazza, capo del reparto dove lavorava Antonio, gli fa eco: «non era mai mancato a lavorare, neanche un giorno, a lavorare non stava mai fermo appena aveva 5 minuti liberi metteva a posto qualcosa, era di una bontà squisita, son quelle persone che bisognerebbe clonarle, era il pilastro del turno C».

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