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Polemica

La lapide a Ibrahim Delnevo nel campo di famiglia

12 giugno 2018, 07:02

ROBERTO LONGONI

«Questo spazio è dedicato alla memoria di Ibrahim Giuliano Delnevo, nato il 18 febbraio 1989 a Genova e caduto in combattimento contro le milizie di Bashar Assad il 12 giugno 2013 nella provincia di Aleppo-Siria». Indagato dalla procura genovese per arruolamento con finalità di terrorismo, considerato dal padre Carlo «un eroe che si è sacrificato per salvare un amico» e «un ragazzo morto per le proprie idee», Giuliano Ibrahim ora è ricordato da una lapide di marmo grigio in un campo a Borgotaro. Sono parole incise nella pietra, ma potrebbero avere vita breve, per la polemica che si è scatenata attorno al cippo. «Un fatto gravissimo - dichiara Fabio Rainieri, vice presidente dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna ed esponente della Lega - che offende la civiltà occidentale e le tantissime vittime innocenti del terrore fondamentalista islamico».

I Delnevo sono un nome che sa di storia a Borgotaro: il padre di Carlo, Giuseppe, era il comandante partigiano Dragotte. Sua moglie, Carla Baduini, fu una cantante lirica di chiara fama. Il ramo della famiglia del ragazzo morto in Siria è genovese da due generazioni. Giuliano diventò Ibrahim dopo essersi convertito all'Islam nel 2008, in seguito a un periodo di lavoro ai cantieri navali di Ancona. Prese a vestirsi con palandrane bianche e turbanti, si fece crescere la barba. Tra le foto del suo profilo facebook, figurava anche quella di Abd Allah Yusuf al-Azzam, uno degli ispiratori di Osama Bin Laden. «Ma mio figlio - ha sempre sottolineato il padre - non è mai andato in giro a sparare ai carabinieri né ha mai sequestrato nessuno». Nell'autunno del 2012, Ibrahim si tagliò la barba, tornò a vestire come tutti. Poteva sembrare che si stesse ricredendo. E invece partì per il jihad di nascosto. Al padre spiegò la propria scelta attraverso lunghe telefonate via Skype, fino a poche ore dalla morte. Della Siria diceva: «La mia via». Senza ritorno: la famiglia non lo rivide mai più.

I legami con Borgotaro di Carlo Delnevo sono sempre stati forti. Come in ogni caso testimonia anche questo episodio. Il cippo è all'interno di uno spazio verde recintato dei Delnevo, vicino alla Madonna di Caravaggio, appena a valle di Borgotaro, sulla sponda sinistra del fiume. L'area è privata, la vista è pubblica. Il dibattito sull'opportunità di questo parallelepipedo di marmo rischia di farsi rovente. Non solo in paese.

«Quando i militanti della sezione Alta Valtaro della Lega mi hanno informato di questa lapide ho sinceramente provato orrore non solo per come si possa arrivare a commemorare una persona che è andata a fiancheggiare orde di terroristi che spargono sangue in tutto il mondo – prosegue Rainieri –. Si potrebbe verificare se in questo caso fosse stato commesso il grave reato dell'apologia di terrorismo. Anche perché sul posto pare che vi sia un pellegrinaggio di musulmani che fa presumere non abbiano pensieri di civile convivenza». Per un motivo o per l'altro, l'area sembra destinata a non avere pace in questo periodo. Il primo luglio, dovrà essere disinnescata la bomba d'aereo trovata in marzo. Sarà sì e no a una decina di metri dal cippo.

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