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tribunale

Pusher ucciso, nessuno sconto: 10 anni a Vescovi

14 giugno 2018, 07:01

Georgia Azzali

L'aveva lasciato a terra in una pozza di sangue. In fuga dai rimorsi e dalle responsabilità, Luca Vescovi, quella notte del 1° novembre di due anni fa, dopo aver trascinato per una decina di metri Thankgod Omonkhegbele. Il cliente che si trasforma in uno scippatore senza pietà del pusher. Nessuna attenuante: ieri, è bastata meno di mezz'ora alla seconda Corte d'assise d'appello di Bologna per confermare la condanna a 10 anni di Vescovi, accusato di omicidio preterintenzionale e rapina. L'unico «sconto» concesso è stato quello di cui aveva potuto beneficiare già in primo grado, avendo scelto il rito abbreviato, che prevede la diminuzione di un terzo della pena. Ridimensionato, invece, il risarcimento per il fratello di Omonkhegbele, che vive a Genova e si era costituito parte civile con gli avvocati Chiara Ilari e Federico Silvestrini: 60mila euro contro i 160mila stabiliti dal giudice di primo grado.

A 21 anni, Omonkhegbele, nigeriano, era in Italia da poco più di un mese. Quella notte era era in strada insieme agli altri spacciatori che si dividono la zona di San Leonardo. E' in via Gobetti che incontra Vescovi, arrivato lì in auto con un amico per comprare un po' di marijuana. Chiede il prezzo, contratta, ma forse ha già l'intenzione di prendersi ciò che vuole senza sborsare nulla. Secondo la procura, Vescovi, seduto al volante di una Punto, con il finestrino abbassato, avrebbe discusso per alcuni minuti con Omonkhegbele. Poi, improvvisamente, la decisione di sfilare dalle mani del giovane nigeriano la bustina con la marijuana e la partenza a tutta velocità.

«Lui si è aggrappato alla mia maglia, mentre dietro alla macchina un gruppo di spacciatori ci inseguiva, gridava e ci minacciava, così sono scappato», aveva detto Vescovi durante l'interrogatorio di garanzia. Ma la procura non ha mai creduto alle sue «giustificazioni». Secondo l'accusa, il pusher avrebbe disperatamente tentato di fermare l'auto aggrappandosi al finestrino, ma sarebbe stato trascinato e schiacciato dalla fiancata della macchina contro la recinzione di una casa di via Gobetti, in base anche a quanto ricostruito dal medico legale. Un omicidio volontario, secondo la procura, perché Vescovi, 38 anni, nato a Parma ma residente a Poviglio, decise consapevolmente di sbarazzarsi di Omonkhegbele.

Ma già il gup Mattia Fiorentini aveva derubricato il reato in omicidio preterintenzionale. Non ci sarebbe stata alcuna volontà di uccidere: la morte del ragazzo sarebbe stata una conseguenza andata oltre le intenzioni di Vescovi. Che sicuramente, anche per i giudici d'appello, ha rapinato il pusher e poi è fuggito, facendo sì che Omonkhegbele cadesse a terra, ma senza provocarne volutamente la morte.

La procura non aveva fatto ricorso in appello, per cui anche se la Corte avesse voluto affibbiare una condanna più pesante a Vescovi, non avrebbe potuto farlo. Ora spetterà alla difesa decidere se giocarsi l'ultima carta in Cassazione.

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