Sei in Archivio bozze

Public Money

Il pm: «8 anni a Costa, 4 anni e otto mesi a Villani»

16 giugno 2018, 07:02

Roberto Longoni

Nell'udienza di un mese fa era mancato il tempo, e anche le energie, perché il pm arrivasse alle conclusioni. Nove ore, al netto delle soste, era durata la requisitoria di Paola Dal Monte nel processo per l'inchiesta Public Money. Inevitabile che la maratona dell'accusa, oltre alla gravità delle ipotesi di reato (dal peculato alla corruzione), portasse a richieste tutt'altro che leggere al collegio giudicante formato da Mattia Fiorentini, Adriano Zullo e Livio Cancelliere.

Trentun anni in tutto: questa la somma delle pene proposta da Paola Dal Monte per i presunti illeciti di nove accusati. La maggior parte a carico del principale imputato, anche ieri assente in aula: per Andrea Costa, ex presidente di Stt, la partecipata del Comune che, secondo la Procura, fungeva da bancomat per i «voleri privati» della giunta Vignali (è il 2010 l'anno cruciale in questa indagine), sono stati chiesti otto anni di reclusione. Per Luigi Giuseppe Villani, vicepresidente di Iren, 4 anni e otto mesi. E poi via via a scalare: per l'ex editore Angelo Buzzi, l'unico imputato sempre presente in tribunale, 3 anni e 10 mesi, per la vicenda Polis, tre anni e 4 mesi per Mirko Dolfen, per la presunta sottrazione di 800mila euro relativi alla penale per la rescissione anticipata del contratto in concessione tra il Comune e la società Macello di Parma, tre anni di reclusione la richiesta a carico di Alfonso Bove, amministratore di Publitime, società editrice di Polis per l'accusa di aver fatto da tramite tra Costa e Buzzi per il pagamento degli stipendi dei dipendenti della testata. Soldi pubblici che, secondo le tesi del pm, sarebbero stati usati per «ammorbidire» il giornale dalla linea ostile all'amministrazione Vignali, la cosiddetta «spina nel fianco».

Stessa pena, tre anni, è stata richiesta per Emanuela Iacazzi, ex addetta alle relazioni esterne del Comune. Per il giornalista Aldo Torchiaro, 2 anni e 8 mesi per Antonio Cenini, ex collaboratore di Stt. Per Marco Rosi, accusato della corruzione dell'allora sindaco (al quale avrebbe offerto un soggiorno in un hotel di lusso a Forte dei Marmi), è nel frattempo intervenuta la prescrizione. Tuttavia, il difensore di Rosi, Mario Bonati, ha chiesto lo stesso l'assoluzione con formula piena, sostenendo che non c'è alcun legame tra il pagamento dell'albergo e il permesso a installare un dehors per il proprio locale in via Farini.

L'assoluzione con formula piena per Dorfen è stata chiesta dall'avvocato Paolo Veneziani che ha depositato una memoria difensiva, per evidenziare come non ci sia un elemento che faccia pensare che il suo cliente «abbia interferito nella vicenda del Macello». Anche Pietro Maestri, avvocato di Torchiaro ha chiesto l'assoluzione con formula piena per il proprio assistito. E così Sergio Ghiretti, legale di Buzzi e di Emanuela Iacazzi. «Macché peculato, macché corruzione: le somme contestate - ha sottolineato durante un'arringa durata oltre due ore - avrebbero potuto essere corrisposte legittimamente, attraverso compravendite di spazi pubblicitari, senza commettere alcun reato». E a proposito dell'ex addetta alle relazioni esterne del Comune ha ricordato: «Era una dipendente: ha fatto quello che le chiedevano di fare».

Ma le richieste a carico degli imputati non si limitano a pene detentive. In ballo ci sono anche somme, almeno teoriche, tutt'altro che trascurabili. Sono quelle volute in risarcimento dalle parti civili. Anna Ronfani, legale di Iren, «per il grave danno di immagine subito dalla società» ha chiesto una provvisionale di 50mila euro da parte di Villani (allora vicepresidente e membro del comitato esecutivo della holding) e di 25mila sia da parte di Costa che di Buzzi. Cifre alle quali dovrebbero aggiungersi quelle della causa civile.

Gianluca Paglia, avvocato del Comune, ha a sua volta messo in evidenza «i danni occorsi a Comune, Stt e Alfa srl con le condotte dei principali responsabili della vicenda, e cioè il trinomio Costa, Villani e Buzzi». In questo danno, i presunti danni non sono solo d'immagine, ma anche materiali. Tre i milioni di euro richiesti per risarcimento. Venerdì prossimo, si torna in aula con l'arringa della difesa di Costa. La sentenza è prevista per il 20 luglio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal