Sei in Archivio bozze

Lutto

Addio a Luigi Aimi, il lattoniere della Parma che fu

17 giugno 2018, 07:00

Lorenzo Sartorio

E’ stato uno dei più popolari e stimati «latonér äd Pärma». Di lassù, quando montava o riparava le grondaie, Luigi Aimi, deceduto nei giorni scorsi all’età di 89 anni, fu per tanto tempo una parmigianissima vedetta sui tetti di quella città che amava tantissimo.

Parmigiano del sasso, secondo di tre fratelli maschi, Luigi, da bambino, seguì la famiglia a Bologna dove il padre, ferroviere ed antifascista, fu trasferito. Quel periodo bolognese rimase sempre impresso nella memoria di Aimi per via dei furiosi bombardamenti che si abbatterono sulla città delle due torri e che lo costringevano con la mamma ed i fratelli a riparare nei vari rifugi.

Terminato il conflitto, tornò nella sua amata Parma dove, con il fratello Giulio, iniziò a lavorare nella bottega di lattoneria degli zii materni, Pietro e Alberto Brignoli. Un laboratorio artigiano che si trovava in borgo Retto, incastonato nel cuore della città antica, all’ombra del campanile di San Giovanni. Una bottega, quella dei Brignoli, che, oltre essere fucina di provetti artigiani fin dal 1905, era pure diventato un tempio della parmigianità più schietta tra quella ragnatela di vecchi borghi che, a quei tempi, trasudavano solidarietà oltre che miseria.

Luigi, giovane laborioso e talentuoso, divenne ben presto titolare della ditta e, da quel momento, iniziò la sua lunga strada di lattoniere, per divenire uno dei più qualificati e stimati artigiani del settore. Nel 1948 fu tra i fondatori dell’Associazione liberi artigiani, della quale ricoprì la carica di consigliere per oltre quarant’anni. Nei primi anni settanta, in concomitanza con la crescita del lavoro, trasferì l’azienda in via Strobel, una laterale di via Toscana, dove fissò anche la residenza.

Uomo di profonda fede, Aimi era legatissimo alla famiglia, all’adorata moglie Elena che sposò nel 1956 e che, a causa della malattia, ha assistito fino a pochi giorni fa con grande amore affiancato dai quattro figli. Già, Luigi Aimi, non solo un bravo lattoniere, ma anche un talismano di saggezza e parmigianità. Sentirlo interloquire sempre in dialetto era come sfogliare un diario della città: dal ricordo dei funerali dell’ultimo garibaldino parmigiano ai quali assistette da bambino, alla Casa della Provvidenza di borgo del Correggio che ospitava i bambini poveri. Come pure non mancava di ricordare che, da giovanissimo garzone, aveva incontrato un anziano signore, che aveva vissuto a lungo a Buenos Aires, il quale gli confidò di essere stato amico del famoso sellaio Carra, l’omicida di Carlo III di Borbone poi fuggito in Argentina.

Come buona parte dei parmigiani amante della musica, grazie a una bella voce baritonale, faceva parte dei cori del San Benedetto e della parrocchia del Cristo Risorto. Parmigiano vero, generoso, estroso, ma anche schivo, Aimi andava però molto fiero dell’onorificenza di Ufficiale al merito della Repubblica italiana conferitagli dal presidente Giorgio Napolitano nel 2010. Questa sera alle 20,30 in San Benedetto (via Saffi) sarà recitato il rosario: i funerali saranno celebrati domani alle 14,30 nella stessa chiesa. Aimi riposerà per sempre alla Villetta.

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal