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Lutto

Addio a Ficini, storico pasticciere di via Bixio

18 giugno 2018, 07:01

LORENZO SARTORIO

Faceva parte di quell’agguerrita pattuglia di pasticcieri toscani (come i Freschi e i Duranti) che si affermarono nella nostra città, non solo per la bontà e la squisitezza dei loro dolci, ma anche per quel tratto umano, gentile e signorile e per quella parlata rotonda ed elegante che ci onora di essere italiani. Alberto Ficini, per tanti anni dietro il banco e dietro le quinte della pasticceria «Fiorentina» di via Bixio, è deceduto nei giorni scorsi all’età di 84 anni.

Nato a Orentano di Pisa, dopo avere appreso l’arte pasticcera in diverse città, nel 1958, approdò a Parma, dove divenne in poco tempo il guru della pasticceria «Fiorentina» che esisteva già da prima, sempre in via Bixio (ma dalla parte opposta della strada rispetto all’attuale), e che Alberto, il primo gennaio 1958, riaprì ex novo a un tiro di schioppo dal Teatro Ducale, lasciando intatto il nome che gli stava particolarmente a cuore.

«Fiorentina», come la squadra per la quale ha tifato con passione fino in fondo. E alla pasticceria «Fiorentina», per un tifoso viola, era un piacere andarci, non solo per ritrovarsi in un ambiente familiare, ma anche per la bontà delle tartine e dei vari dolci tra i quali il famoso «zuccotto fiorentino», una vera delizia. Nel 1957 il matrimonio con Sestilia, pure lei di Orentano. La coppia avrebbe poi avuto due figlie: Monica e Patrizia.

A collaborare con mastro Alberto, in pasticceria, la moglie e la figlia Monica le quali, pure loro, con i dolci ci sapevano fare. Stimato dall’affezionata clientela e dai fornitori che spesso diventavano anche amici, Alberto, fu premiato nel 1979 con l’Oscar della pasticceria e con altre importanti onorificenze, fra le quali una per la sua arte di cioccolatiere.

Ficini provava un vero amore per il proprio lavoro. Per questo cedette l’attività solo nel 2014, quando avrebbe potuto mettersi in pensione già da un po'. Era una persona solare, un lavoratore come pochi, un gran galantuomo di straordinaria dimensione umana. Amava tantissimo la campagna e, da toscano quale è sempre rimasto, non poteva non essere un appassionato di caccia. Appassionatissimo anche di calcio, tifava per i «suoi» viola e volle impreziosire il logo della sua pasticceria con il giglio rosso di Firenze, il marchio che i giocatori della Fiorentina hanno impresso nella maglia.

Residente in centro storico non aveva rinunciato al suo «de dla da l’acqua» in quanto affezionato frequentatore dell’Underground di via Farnese, dove il gestore Daniele gli preparava il panino preferito. Rimasto vedovo nel 2012, era attaccatissimo alle figlie Monica e Patrizia e agli adorati nipoti Ludovico e Marta. Il rosario sarà recitato questa sera alle 20,45 nella chiesa di Ognissanti in via Bixio, mentre i funerali si svolgeranno domani alle 9, partendo dall’ospedale Maggiore per la chiesa di Ognissanti, quindi per il cimitero di Orentano. Riposerà per sempre lì, nella terra nella quale affondano le sue radici.

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