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ANIMALI

Conigli abbandonati in varie zone della città, è allarme

18 giugno 2018, 07:00

CHIARA DE CARLI

Il caso del parco Nevicati di Collecchio, dove oltre cento coniglietti tra quelli che vivevano liberi nel giardino sono morti a causa di una malattia emorragica virale, deve suonare come un monito per tutti coloro (e dai dati relativi agli abbandoni non sono pochi), che credono che liberare il coniglietto di casa in uno spazio verde non sia poi così grave perché in questo modo potrà godere di uno spazio più grande rispetto a una casa o, peggio, a una gabbia.

Oltre a essere l’abbandono di animale un reato, bisogna considerare che i conigli si moltiplicano velocemente creando vere e proprie colonie in breve tempo, con lo sviluppo di problemi sanitari legati sia al sovrappopolamento che al fatto che spesso animali ammalati vengono lasciati per strada anche per evitare la spesa del veterinario. Anche in città si sono sviluppate due colonie che stanno raggiungendo numeri importanti: una molto estesa copre la zona che da via Paradigna e via San Leonardo arriva fino a strada Farnese. «Non abbiamo numeri precisi poiché non è mai stato fatto un censimento dal Comune, e noi non abbiamo i mezzi adeguati per farlo - spiega Anastasia Tourova, volontaria dell’Enpa di Parma che si occupa delle adozioni dei roditori -. In base agli avvistamenti e all’estensione dell’area coperta da questa colonia, stimiamo almeno un centinaio di esemplari. La maggior parte degli animali di questa colonia appare con colorazioni del manto tipiche dei conigli da compagnia e da allevamento, per cui possiamo tranquillamente ipotizzare che si sia formata a seguito di abbandoni e per la riproduzione dei conigli sopravvissuti».

Abbandoni avvenuti non tanto tempo fa e che continuano a verificarsi. «Riceviamo tantissime segnalazioni di conigli con varie problematiche di salute che si lasciano avvicinare, e questo è un indicatore importante, perché un coniglio nato e cresciuto libero non si farebbe toccare dall’uomo», spiega la volontaria.

La seconda colonia è invece nella zona Campus e conta tra i 30 e i 50 esemplari. «Soprattutto dopo le festività e in prossimità dell’estate, capita spesso di accogliere conigli ritrovati in città: in parcheggi di condomini o in parchi pubblici, in cui a volte è capitato anche di trovare la gabbia aperta. Le patologie più comuni riscontrate nei conigli che vengono recuperati sia in città che nella zona della colonia più grande sono avanzate e molto evidenti, come ascessi, rogna e dermatiti».

E poi c’è anche chi si «diverte» a molestare questi animaletti, che già hanno enormi difficoltà a sopravvivere, come ci ha segnalato Patrizia, una lettrice che vive nel quartiere San Leonardo. «Come ogni mattina sono uscita con il mio cane, e verso le 6,30, quando mi trovavo in piazza Curie, la mia attenzione è stata attirata da un grosso camion per la raccolta della carta - ha scritto in un’email indirizzata alla rubrica delle lettere al direttore -. Ho notato subito che i due operai, invece di pensare al loro lavoro, si dedicavano alla caccia dei coniglietti che, terrorizzati, scappavano da un lato all’altro della strada. Uno di questi individui si è addirittura coricato sotto un cespuglio dove ci sono le tane e i piccoli. Mi chiedo se questo atteggiamento sia da considerare maltrattamento degli animali, e spero che a questi furbetti venga impartita una bella lezione: se c’è chi vuole mangiare un coniglio, vada dal macellaio».

Risolvere il problema sarà difficile, visto che ormai le colonie sono troppo estese e predisporre un piano di cattura e sterilizzazione è quasi impossibile. «Oltre ad avere quasi quotidianamente animali vittime di incidenti, la paura è che accada quello che è successo a Collecchio - conclude Lella Gialdi, presidente dell’Enpa -. Purtroppo ormai la situazione non può più essere controllata con facilità, come poteva forse essere fatto intervenendo tempestivamente. Il nostro appello è quindi ora rivolto a chi vuole comprare un coniglio: prima di acquistarlo o adottarlo, rivolgetevi ai volontari dell’Enpa per avere le dovute informazioni sui suoi bisogni etologici, evitando così ulteriori rinunce di proprietà o abbandoni. Un coniglio non è un gatto, e troppo spesso la complessità della sua gestione porta gli acquirenti inconsapevoli a decidere di abbandonarli».

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