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NOMINE

Quella mail che inguaia Pizzarotti: il sindaco indagato per abuso d'ufficio

19 giugno 2018, 07:03

GEORGIA AZZALI

Parole di troppo. Non sussurrate al riparo da orecchi indiscreti, ma scritte e inviate. «Inutile che tu faccia il bando, tanto io scelgo Giorgi, Frigeri e Cirillo»: questo il senso della mail che Federico Pizzarotti ha inviato alla metà di luglio dello scorso anno a un dirigente comunale. Nomi precisi, di chi alcune settimane dopo è stato effettivamente nominato: Marco Giorgi è stato confermato direttore generale, Marcello Frigeri è rimasto portavoce del sindaco e Francesco Cirillo capo di gabinetto. I bandi di selezione sono stati dunque fatti, peccato però che Pizzarotti abbia anticipato la sua decisione scrivendola in quella mail. Una mossa che l'ha fatto finire sul registro degli indagati: abuso d'ufficio, il reato contestato al sindaco. Che ha ricevuto già una decina di giorni fa l'avviso di conclusione delle indagini, portate avanti dalla Guardia di finanza e coordinate dal pm Paola Dal Monte. Nessuna contestazione, invece, nei confronti di Giorgi, Frigeri e Cirillo, perché non è stato provato che i tre prescelti avessero un accordo con Pizzarotti o che addirittura avessero fatto pressioni per essere nominati.

Tutti incarichi fiduciari, legati al mandato del sindaco e che prevedono un'ampia discrezionalità di scelta, ma non fino al punto - secondo la procura - da poter indicare i nomi ancora prima che venisse fatta la selezione. Giorgi è stato confermato al suo posto con decreto del sindaco del 30 agosto scorso, e due giorni dopo la giunta ha deliberato la nomina. 130mila euro lordi all'anno di stipendio, esclusi gli eventuali premi, che possono arrivare fino al 25% massimo del trattamento economico. Ma proprio nella delibera di giunta sta scritto che il nome di Giorgi è stato comunicato al settore Risorse umane e Organizzazione «al termine della valutazione delle candidature effettuata dal sindaco». Ma - secondo la procura - non ci fu alcuna analisi dei curricula arrivati, perché il vincitore era già stato scritto in quella mail. Una quarantina di candidature che di fatto, per gli inquirenti, non sarebbero state nemmeno prese in considerazione.

Non una questione di meriti o requisiti. E nulla a che vedere con la vicenda che nei mesi scorsi aveva fatto finire davanti alla Corte dei conti sia Pizzarotti che Giorgi perché la procura contabile riteneva che la prima volta, nel 2015, il direttore generale non avrebbe potuto essere scelto perché nei due anni precedenti era stato alla guida della Asp «Ad Personam». Ma i giudici hanno ritenuto l'Asp un ente pubblico non economico, per cui non c'era alcun impedimento per Giorgi.

In questo caso, però, al centro dell'attenzione degli inquirenti c'è quella mail: la prova, secondo la procura, che i giochi erano già fatti, al di là della selezione. Sia per la seconda nomina di Giorgi che per la conferma di Frigeri e di Cirillo. Due contratti a tempo determinato attribuiti dopo un avviso pubblico approvato il 20 luglio 2017. E anche in questi due casi è stato un decreto del sindaco, dell'8 agosto scorso, a dare il via libera agli incarichi. Incarichi attribuiti, secondo quanto riportato nella delibera di giunta, «a seguito di procedura comparativa». Dopo la pubblicazione dell'avviso pubblico, infatti, circa una ventina di candidati si erano fatti avanti. Ma quale «procedura comparativa» è stata fatta se i nomi di Frigeri e Cirillo erano già stati scelti, come lascerebbe intendere la mail? Nessuna, secondo gli inquirenti.

Ora, però, Pizzarotti potrà scegliere di farsi interrogare, o presentare memorie difensive. Poi, la procura deciderà se chiedere il processo per Pizzarotti o andare verso l'archiviazione.

LA REPLICA DEL SINDACO

Prima l'indagine (archiviata) sulle nomine per il Teatro Regio, poi le inchieste sulla Stu Pasubio e l'alluvione del 2014 per cui la procura ha invece chiesto il rinvio a giudizio. E ora questa nuova tegola, ma Federico Pizzarotti dice di essere sereno: «In realtà quella mail è solo un eccesso di trasparenza, perché ho sempre detto anche nei mesi precedenti che avrei voluto proseguire in continuità con quelle persone con cui avevo già lavorato bene negli anni precedenti», sottolinea nel pomeriggio alla «Gazzetta». Poi, in serata, sul suo profilo Facebook aggiunge, tra l'altro: «Sono nomine che la legge chiama espressamente fiduciarie, ovvero devono avere la completa fiducia del sindaco: la mia completa fiducia è quindi il principale requisito, oltre ai requisiti di base. La manifestazione di interesse è una procedura che per legge serve esclusivamente a dare evidenza alla procedura in corso e per raccogliere i curriculum che arrivano, ma spetta al sindaco, e solo a lui, la scelta finale. Non ci sono punteggi da conseguire, non ci sono prove da superare, non ci sono procedure tecniche da applicare. Solo la fiducia del sindaco e il possesso dei requisiti di base. Inutile dire che mi sento tranquillo e che continuerò a lavorare con la stessa passione di prima, anzi: con ancora più passione».

r.c.

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