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Lutto

Soncini, la maglia crociata cucita addosso

19 giugno 2018, 07:00

PAOLO BORELLI

Addio ad Antonio Soncini. Con lui scompare un altro pezzo della storia del Parma e della città. Se ne va un giocatore con la crociata «cucita addosso», nonostante una carriera, da calciatore e tecnico, in altre piazze importanti.

La sua parabola inizia in B coi gialloblù di Cocconi, Polli, Smersy e Menichelli nel campionato ‘59-‘60, quando mette insieme ben 37 presenze. Passato all’Alessandria gioca alcune stagioni di vertice coi grigi, poi è ceduto alla Salernitana e infine al Modena, raggiungendo 214 presenze complessive in B con 10 reti all’attivo. Nel ‘69 sposa il progetto di Giorgio Orlandini volto a riportare la società nei professionisti e fa ritorno al Parma. Schierato con la maglia numero 11 mette al servizio di mister Angeleri classe ed esperienza. Dal suo sinistro vellutato partono tanti assist per il goleador Orazio Rancati.

È promozione ed il suo contributo prosegue anche in C, l’anno dopo. Appese le scarpe al chiodo guida le giovanili ducali, ma nell’aprile del ‘72, dopo l’esonero di Angeleri, si trova sulla panchina della prima squadra, chiudendo il campionato al secondo posto dietro l’Ascoli. Divenuto responsabile della Primavera, inizia un percorso da trainer e talent scout che lo porta a scoprire e valorizzare alcune grandi promesse del calcio italiano.

Fra queste, Damiano Morra che spiccherà il volo in prima squadra per divenire poi la bandiera del Catania. «È stato il mio primo allenatore - ricorda - ed era preparatissimo, capace di spiegarti i segreti per crescere come giocatore e come uomo». Talvolta burbero: «I suoi «veh!» di rimprovero mi risuonano ancora nelle orecchie».

Dello stesso parere Maurizio Cavazzini, difensore dalla lunga militanza in B con la Samb: «È stato il mio maestro, mi aveva preso sotto l’ala e stava ore ad insegnarmi a calciare anche di sinistro, credo avesse visto in me delle capacità che senza di lui probabilmente non avrei sviluppato”. Un parmigiano vero, che - sempre a detta di Cavazzini - nei momenti di relax scherzava con tutti, “avanti” però, perché si ispirava già al gioco totale degli olandesi. Infatti il Bologna e poi la Samp lo posero a capo delle giovanili, come ricorda l’amico Claudio Saccani, segretario del Panathlon: «Fu l’artefice della crescita tecnica ed atletica di Roberto Mancini, che per riconoscenza qualche giorno fa è corso al suo capezzale».

Uomo tutto di un pezzo, serio, della scuola di Dante Boni, che non ha mai abbandonato i suoi «ragazzi», da Pagliuca a Lanna, da Paganin a Bucchioni (tecnico del Parma Under 15) fino ad Amoroso. Ed è proprio il popolare «Nick» che in un’intervista per la «rosea» lo definisce «un duro che sapeva insegnare: a giocare e a vivere». Antonio Soncini lascia la moglie Ermanna. I funerali si terranno mercoledì alle 14 nella chiesa del Sacro Cuore.

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