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PARMA

Da Borgotaro al concorso al Palacassa con il bimbo da allattare

20 giugno 2018, 07:01

MICHELE DEROMA

«Pensa, per essere qui stamattina ho attraversato tutta l’Italia». Quante persone, ieri mattina al Palacassa, si saranno sussurrate questa frase, in attesa che scattassero i fatidici 35 minuti del temuto (ma non troppo, a dire il vero) test scritto: chi reduce da estenuanti viaggi notturni in treno, o chi più comodamente arrivato a Parma in aereo e giunto al Palacassa con la propria valigia, pronto a rimettersi in viaggio verso casa non appena terminata la prova.

Complessivamente, ieri mattina, sono state oltre tremila (il numero preciso non è stato comunicato) le persone giunte a Parma da tutta la penisola, alla caccia di un posto come operatore socio sanitario – e non come infermiere, come abbiamo erroneamente titolato ieri – all’ospedale Maggiore. La prova tenutasi ieri al Palacassa è stata la prima di un concorso organizzato dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e che, dopo la seconda prova orale, determinerà inoltre una graduatoria che potrà essere utilizzata dalle due Aziende sanitarie parmensi per le assunzioni dei prossimi tre anni. Ma è senza dubbio l’ambito posto fisso come operatore socio sanitario il sogno degli oltre tremila partecipanti – su un totale di 3.544 iscritti - al concorso, tanti dei quali già operanti nello stesso settore lavorativo: è il caso, per esempio, di due aspiranti operatrici residenti a Parma ma originarie del Camerun, che ammettono «è difficile conquistare quel posto, ma ci proveremo».

Anche il bolognese Michele ha già lavorato nell’ambito sanitario, dopo aver conseguito l’attestato nel 2017: per lui non è la prima partecipazione ad una preselezione, come per un suo giovane concittadino, il ventunenne Emanuele, accompagnato a Parma dalla madre Cinzia. «Per mio figlio è il terzo concorso», spiega la donna mentre Emanuele è già all’interno dell’aula, pronto a rispondere ai quesiti del test scritto: «Mio figlio lavora già in un’Asp e aspira ad un posto fisso in un’azienda pubblica, ma l’enorme partecipazione di aspiranti tende a scoraggiarlo. Sono io ad invogliarlo a prendere parte a queste selezioni».

Simone e Maurizio sono arrivati a Parma rispettivamente da Bologna e Chieti: i due si conoscevano già e si sono ritrovati in occasione di questo concorso. Maurizio porta i segni della stanchezza sul volto, essendosi presentato al Palacassa direttamente dopo sette ore di viaggio su un Intercity notte: «Ma la speranza di poter vedere realizzata la mia aspirazione lavorativa è più forte anche della stanchezza», ammette il giovane abruzzese. Anche Rosa ha affrontato un lungo viaggio in treno, partendo da Caserta: «Lavoro già nell’ambito sanitario ma questa è un’opportunità troppo importante per il mio futuro e sono qui per giocarmi le mie chances di conquistarla». Incoronata è originaria di Potenza, lavora nell’ospedale civile di Venezia ma vuole guadagnarsi il posto a Parma «perché preferisco la zona e in laguna soffro diversi disagi, sia dal punto di vista della mobilità e dei trasporti che per quanto riguarda la mentalità della gente».

«Abbiamo studiato tanto per questa prova e contiamo di poter fare bene», spiegano fiduciosi i palermitani Antonella e Giorgio mentre entrano al Palacassa. Tanti i concorsisti provenienti dal Sud, ma numerosi anche i vicini di casa d’Oltrenza: ad esempio Lucia, accompagnata dal fidanzato Calogero, che dopo aver concluso il turno notturno di notte si è subito diretto con la donna al Palacassa. «Cosa non si fa per amore», sorride il 43enne reggiano: «Io teso? Assolutamente no, al contrario di lei. Anche se in occasione del precedente concorso a cui ha partecipato, a Bologna, il livello di tensione da parte sua era maggiore».

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