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Schianto

La tragedia di Paolo Superchi e l'attesa struggente della sua Saky

21 giugno 2018, 07:03

LAURA FRUGONI

Ha aspettato tutta la notte, Sakara. Aspettava e abbaiava, con l'ostinazione struggente e la fedeltà assoluta che ben conosce chi divide la vita con un compagno peloso.

Sakara è il dobermann femmina (con quel nome esotico di una birra egiziana, tutti la chiamano Saki) che divideva la vita con Paolo Superchi, in una villetta a schiera di testa in via Murri a Pilastrello. La sua estenuante attesa, purtroppo, questa volta non è stata premiata con il solito biscottino prelibato.

Paolo non è tornato a casa.

«La sentivo abbaiare - sospira Federica, una vicina di casa che Superchi lo conosceva bene e ancora non si capacita di questa tragedia - non mi pare proprio possibile che sia successo così, in questo modo assurdo. L'ho visto ieri mattina: stava pulendo casa, sai com'è, quando hai dei cani c'è sempre da fare. Un saluto, due chiacchiere di sfuggita. “Ciao Paolo, tutto bene, sì?”. Sapevo che avrebbe fatto il turno di sera alla Barilla, era abituato ai turni. Anche le notti, certo: non si tirava mai indietro, così poteva godersi il giorno libero».

Paolo Superchi, 49 anni, una figlia ventenne, s'era diplomato geometra al Rondani e per molto tempo aveva gestito un'attività insieme al padre, nel ramo dell'edilizia.

Quando avevano cominciato a soffiare i venti della crisi, s'era dato da fare per cercare qualcos'altro. Da un paio d'anni era operaio alla Barilla. «Faceva il facchino, lavorava duro... ultimamente l'avevo visto più stanco, provato. Pochi mesi fa fa aveva perso la mamma ed era stato un brutto colpo, cercava di stare vicino al padre».

Il calcio era una passione di sempre, ma la moto - assicura l'amica - stava quasi sempre in garare. «Negli ultimi quattro anni non l'ho mai visto una volta salirci. Anche al lavoro, si muoveva sempre in macchina. Certo, la sapeva guidare bene e quella strada la faceva tutti i giorni. Non posso pensare che non abbia visto la rotonda...».

Forse un momento fatale di stanchezza, un malore lieve. «Forse. Certo, se saltasse fuori che qualcuno l'ha investito e non s'è fermato... sarebbe da ghigliottinare, non voglio neanche pensarci. Paolo era un amico, una persona buona. Se gli chiedevi qualunque cosa in qualche modo riusciva ad aiutarti».

Sulla pagina Facebook di Superchi tanti lampi felici di una vita spezzata: una foto della figlia quand'era ragazzina, postata il giorno prima («non ho saputo resistere...»), istantanee dei viaggi, degli affetti e naturalmente tanti scatti di Paolo insieme ai suoi cani.

Dalle prime ore di ieri pomeriggio tutto lo spazio sullo schermo se l'è preso il dolore. I pensieri struggenti degli amici e dei compagni di lavoro.

«Ti ricordo con grande stima e affetto - il post di Massimo - Un uomo esemplare, serio e ironico allo stesso tempo... Porterò nel cuore le grandi risate che ci siamo fatti giocando online... Buon viaggio... Un giorno o l'altro ci rivedremo...

Alfonso ha postato una serie di foto: gente a tavola, brindisi e sorrisi. «Ciao Paolo: questi siamo noi... quelli che non mollavano mai... ricordi?? Compagni di griglia... compagni di cene... compagni di lavoro... compagni di tutto.... ormai tutti amiconi... perché noi insieme stiamo stati tanto bene... abbiamo passato due anni indimenticabili con tantissime risate... ricordo le tue telefonate sul privato a far due chiacchiere... le parate a calcetto e le prese in giro. Non ti dimenticheremo mai noi del turno C. Un giorno ci rivedremo e ci beviamo una Victor tutti insieme. Buon viaggio amicone».

Il saluto di Daniele: «Ciao Paolo, che i nostri ricordi di belle risate vivano in eterno, nell'attesa di poterli rivivere per sempre».

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