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INTERVISTA

Le Moli e «Molto rumore per nulla»

21 giugno 2018, 07:00

LUCIA BRIGHENTI

Cita un direttore d'orchestra, pioniere dell'interpretazione della musica barocca, Walter Le Moli, per spiegare il suo studio su Shakespeare: «Come diceva Nikolaus Harnoncourt, bisogna salvaguardare un'esecuzione storicamente informata». Ossia bisogna conoscere il contesto in cui un'opera è nata e i suoi significati. Così, se si parla di «Molto rumore per nulla», in scena domani e sabato alle 21.15 nell'Arena Shakespeare – produzione Fondazione Teatro Due e Fondazione Arturo Toscanini – è necessario sapere che «il testo è più complesso di quanto appaia a un primo sguardo».

Lo spiega Le Moli, regista dello spettacolo che sarà accompagnato dalle musiche di scena di Erich Korngold (del 1918), interpretate dalla Filarmonica Toscanini diretta da Marco Seco: «Nel testo si dice che Claudio è fiorentino, ma all'epoca di Shakespeare “fiorentino” era sinonimo di omosessuale. Claudio fa coppia con il principe, ma corteggia Ero perché ha un patrimonio. “Much Ado about Nothing” si può anche leggere come Molto rumore per ” ‘n O-thing”, una cosa a forma di O, ossia l'organo sessuale femminile. Questo è al centro di tutto, perché non lo si vuole (come il principe), lo si vuole per soldi (come Claudio) o lo si considera la cosa più importante. La parodia diventa una critica divertita e divertente della società».

Nel mettere in scena questa commedia quali sono state le sue scelte?

«Ho ambientato la vicenda nel 1945, in Sicilia, per dare l'idea del clima d'irresponsabilità e leggerezza che arriva dopo un conflitto. Ma è solo un'immagine, perché il testo (tradotto magistralmente da Luca Fontana) non è stato toccato. Bisogna guardarsi dal fare una commedia larmoyant: la recitazione deve essere divertente e leggera».

Che ruolo ha la musica nello spettacolo?

«Le musiche di scena servono soprattutto a preparare ciò che succede dopo, a introdurre i personaggi attraverso temi molto definiti. - risponde il direttore Marco Seco - Nella scrittura ci sono tutti gli aspetti della commedia di Shakespeare, che funziona perché alterna momenti tragici e di grande passionalità ad altri più leggeri».

In che stile compone Korngold?

«Questo pezzo ha un sapore americano, cosa sorprendente perché fu scritto dal compositore a 19 anni, ben prima che si trasferisse negli Stati Uniti. Korngold è un postromantico, influenzato da Mahler e da Strauss ma, quando sbarca in America, si lascia influenzare dalle armonie americane, trovando uno stile molto particolare. Per questo lo definirei uno Stravinskij tedesco... è musica bella, comunicativa e cinematografica».

Per informazioni e biglietti: tel. 0521-230242, biglietteria@teatrodue.org.

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