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PARMA DEFERITO

Vogliono toglierci un sogno

21 giugno 2018, 07:01

SANDRO PIOVANI

«Ehi pippein .... non rompere il cazzein .... venerdì mi raccomando amico mio ... dillo anche a Claudiein.... soprattutto con rapporto che avete con me», firmato Calaiò. Un whatsapp di questo tenore può mettere in discussione un campionato e un secondo posto solare e meritato? Si può ravvisare l'ipotesi di tentato illecito sportivo? Per Giuseppe Pecoraro, Procuratore Federale, ed i suoi collaboratori sì. Roba da non crederci. Tutti devono leggere: ehi pippein... Leggere e ridere. Ridere per non piangere. Perché, caro Parma, devi spiegarci a chi hai dato fastidio. A chi non piace una squadra che è rinata su fondamenta sane, che in tre anni ha ottenuto un record unico, dalla serie D alla A. E spiegarci perché i tifosi dovrebbero essere depredati del loro sogno.

Erano in diecimila in serie D, poi in C, quindi in B... E saranno tanti in serie A. Perché vogliono cancellare la passione di una città intera?

E, scusami caro Parma, in una cosa non sono d'accordo con te: di questa giustizia sportiva non si può aver fiducia. Di chi si attacca a un messaggio come questo per mettere in discussione la tua vittoria nata e ottenuta sul campo. Non posso avere fiducia di una giustizia sportiva che, venuta a conoscenza di tre messaggi inviati il 14 maggio, dopo oltre un mese costruisce una accusa così infamante e pesante basandosi solo su un messaggio.

Non posso aver fiducia di una giustizia sportiva che, in oltre un mese di indagini, alla fine rinvia a giudizio il Parma perché «ehi pippein... non rompere il cazzein ... e dillo anche a claudiein». E scusate se non aggiungo gli emoticons, le faccine che ridono per intenderci...

Perché è tutto qui, un whatsapp e nulla più. Un castello accusatorio costruito su un whatsapp. Niente valigetta con i soldi, niente busta di plastica con le mazzette di 500 euro. Solo whatsapp. Tutto questo profuma di calcio da prima repubblica. Parma vai avanti per la tua strada, non mollare.

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