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LUTTO

Addio a Benecchi, storico oste di borgo dei Grassani

23 giugno 2018, 07:02

GIAN LUCA ZURLINI

La sua ultima battaglia l'ha persa soltanto ieri. Ma Ercole Benecchi, spentosi ieri al Maggiore dopo un ricovero di qualche settimana, la sua battaglia vera l'aveva persa una decina di anni fa. Quando, a malincuore e contro quella che sarebbe stata la sua volontà, aveva dovuto abbandonare quella «Trattoria Benecchi» in borgo dei Grassani di cui era stato «sovrano» incontrastato per quasi 40 anni assieme alla moglie Maria e in seguito anche alla figlia.

Perché Ercole Benecchi, con quella chiusura a fine 2007, è stato l'ultimo «oste vecchia maniera» a cedere le armi in quell'Oltretorrente dove soltanto in alcuni circoli si respira ancora l'aria delle antiche osterie. Il locale, uno stanzone ampio in cui c'era anche il bar e un paio di piccole stanze affiancate dalla cucina, risaliva addirittura a fine Ottocento, ed era conosciuto come l'osteria «Gai». Un nome derivato dalla «Gioventù allegra italiana» e che era rimasto nell'immaginario collettivo dei parmigiani fino all'ultimo. Anche perché, come da buona tradizione parmigiana, c'era anche un ampio cortile con tanto di «bersò» dove nelle sere d'estate si ritrovavano allegre tavolate di compagnie che ridevano e cantavano fino a tarda sera.

Da «Benecchi» si mangiavano solo e soltanto specialità della più tradizionale cucina parmigiana. E si trovavano ancora il minestrone di verdura con la pistäda come lo facevano le «rezdóre dé d'là da l'aqua» oppure tortelli d'erbetta «foghè in tal butér e sughè in tal formaj» e con la «covva» nella pasta. E ancora gli «sgranfgnón» con il sugo fatto col soffritto, «j'anolén» con il brodo con gli «oción» e gli ossibuchi oppure la «vécia». Un menù recitato a voce, accompagnato da vino che era «bianc» o «ross», senza etichette. Un «piccolo mondo antico» dal quale sono passati centinaia di parmigiani e che aveva in Ercole il suo cantore e in Maria e nella figlia le «sacerdotesse» del rito della parmigianità in cucina.

«Da Benecchi» era una trattoria atipica, dove ci si poteva fermare anche per bere un bicchiere in compagnia o fare una briscolata. Ed era un luogo di incontro di generazioni. Qui si ritrovavano spesso i tifosi del Parma della Curva Nord, sia dei «Boys» che di «Settore crociato». E sempre qui si ritrovavano a tavola i medici del vecchio ospedale «Stuard» e del «Romanini», che ritrovavano qui un'atmosfera pressoché impossibile da ricreare in altri luoghi di Parma. Ercole Benecchi è stato uno degli ultimi testimoni di una Parma genuina e popolare, dove si cantava magari «Bandiera rossa» a squarciagola e poi ci si bagnava la gola con un buon bicchiere di vino. Ma è stato soprattutto il protagonista di un locale che sotto la sua conduzione era riuscito ad avere un'«anima» antica anche in un periodo in cui l'Oltretorrente era già cambiato.

Con la chiusura di «Benecchi» nell'antico borgo dei Grassani è sceso il silenzio. Ma in un certo senso con l'ultima volta in cui si sono richiuse le ante in legno che costituivano la «serranda» della trattoria è anche finita per sempre l'epoca delle osterie parmigiane intese come luogo di ritrovo e di culto delle tradizioni. E con la scomparsa di Ercole Parma perde un «resistente» vero alla modernità, che ha avuto il merito di far conoscere anche ai giovani un «mondo antico» che oggi non esiste più.

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