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Ambiente

Le Guardie ecologiche: «Non possiamo più tutelare la natura come prima»

23 giugno 2018, 07:01

MARA VAROLI

«Ma quale sarà il futuro dell'ambiente della nostra provincia?». La domanda è lecita e a porla sono le guardie ecologiche volontarie, che, a detta loro, non possono più occuparsi come prima della difesa della flora e della fauna del territorio.

 E pensare che le Cgev esistono a Parma da quasi 40 anni. Circa 60 persone, che hanno frequentato un corso dedicato, hanno superato un esame pubblico e hanno persino giurato davanti al prefetto. Un vero «esercito» sempre in prima linea che si occupa della salvaguardia degli animali e della vegetazione, oltre al controllo sulla caccia e la pesca, sullo spandimento di liquami, sugli incendi boschivi, sulle cave dismesse trasformate in discariche e, soprattutto, sull'abbandono dei rifiuti. Senza dimenticare che le Cgev fanno parte anche della Protezione civile e in caso di emergenze per terremoti, alluvioni e quant'altro non si tirano mai indietro. Insomma, un «esercito» che lavora per il  bene comune. E non poco. Ma che però in questo momento rischia di essere penalizzato. «Le nuove posizioni prese dalla Regione limitano molto il nostro operato: sembra che ciò che riguarda l'ecologia e la salute delle persone non rientri più negli obiettivi delle pubbliche amministrazioni. Noi - spiega il presidente Gino Matteucci - possiamo intervenire sul territorio grazie a una convenzione che copre l'assicurazione dei volontari, i rimborsi spese per la benzina utilizzata negli spostamenti e per le divise. A gennaio 2018 è stata firmata la convenzione con Arpae per tre anni, ma la nuova interpretazione fatta dalla Regione ha poi complicato la vita dei volontari, in quanto prima la Provincia indicava l'operazione di controllo nei vari settori con un unico atto, ora per ogni settore bisognerebbe fare una convenzione e ogni volta con il comune di riferimento. Un'operazione che pensando ai settori e ai 45 comuni della provincia diventa impossibile da realizzare».

«In sintesi - sottolinea il consigliere Fabio Natale - non sappiamo come fare per continuare a tutelare il territorio: prima di tutto perché portare a termine una convenzione non è semplice e poi perché i confini comunali nei territori in cui operiamo sono troppi e facilmente oltrepassabili e per eseguire una sanzione è indispensabile la convenzione con il comune di riferimento, diversamente possiamo solo fare delle segnalazioni. Ecco perché i nostri interventi di controllo sono minacciati, così come rischiano di scomparire le stesse guardie ecologiche. Una grave perdita per la salvaguardia  del nostro territorio provinciale».

E se è vero che il corpo forestale è stato accorpato ai carabinieri, che la polizia provinciale è stata ridimensionata, con il venir meno delle guardie ecologiche chi vigilerà sull'ambiente? «Le nuove direttive regionali devono essere modificate, se no  - si chiedono le Cgev - quale sarà il destino della natura dal Po all'Appennino se più nessuno potrà tutelarla?».

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