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Traversetolo

Musulmani, la polemica sul cambio di sede

23 giugno 2018, 07:00

BIANCA MARIA SARTI

TRAVERSETOLO

Dell’Associazione di pace, che raccoglie la comunità musulmana traversetolese, la Gazzetta di Parma si era occupata in particolare nel 2014 quando era esplosa la polemica, sollevata dalla Lega, sulla destinazione d’uso impropria della sede in piazzetta Mazzini data in affitto alla comunità musulmana.

L’amministrazione dell’allora sindaco Ginetto Mari, aveva sanzionato il proprietario dell’immobile e l’associazione aveva aperto le porte al giornale per difendersi da chi li accusava di irregolarità. Poi, tutto era tornato alla normalità, nonostante il cambio di colore politico dell’amministrazione, almeno fino a ieri, quando su Facebook si è riaccesa la polemica a causa di un articolo del «Corriere» in cui si legge che una cittadina ringrazia il sindaco Simone Dall’Orto per aver chiuso «La finta associazione culturale di un gruppo di islamici».

L’associazione, però, non ha affatto chiuso i battenti. Si è semplicemente spostata in via Ottavio Boni, dove ha da poco festeggiato la fine del Ramadan, insieme a don Andrea Avanzini.

Il suo presidente, Chokri Magtouf, spiega come stanno le cose. «Dal 2016 siamo diventati Associazione di Promozione Sociale – ha chiarito Magtouf – quindi abbiamo superato il problema della destinazione d’uso del locale. Il fatto è che era diventato stretto: sono ormai 70 le famiglie iscritte (anche se non tutte frequentano la sede), inoltre l’affitto era costoso. Così ci siamo spostati da poco in una sede meno centrale. Qui siamo tranquilli, è tutto in regola e i vicini ci hanno accolto bene».

E i rapporti con l’amministrazione di destra? «La decisione di spostarci è solo nostra. Avvertiamo freddezza, ma noi siamo a disposizione».

In associazione ci sono marocchini, tunisini, pakistani, indiani, albanesi e senegalesi, la maggior parte ha cittadinanza italiana e lavora qui vicino. «Siamo accomunati dalla fede musulmana – spiega Magtouf – ma le tradizioni dei Paesi di provenienza si mescolano, è molto bello. Di recente, purtroppo il nostro imam, Mouheddine Younes, ha problemi di salute seri, ci teniamo a ringraziarlo per quanto ha fatto per noi. I nostri figli hanno la scuola di arabo e Islam ogni domenica, che è aperta a tutti-. Gli adulti si trovano ogni sera, dopo il lavoro. Teniamo vive le nostre tradizioni, preghiamo, anche se questa non è una moschea. Prepariamo cene e feste, come quella di Abramo del 22 agosto. Ci aiutiamo a vicenda, specie le famiglie in difficoltà. Vogliamo integrarci e fare del bene in paese. Qualcuno di noi è già in Avis e in Croce Azzurra, siamo a disposizione di tutti. Avevamo anche collaborato con la precedente amministrazione per la pulizia del Lido e ci piacerebbe rifarlo».

La scuola è importante «perché il nostro è un Islam moderato, che rispetta tutti e le regole italiane. La cultura che trasmettiamo ai figli li protegge dall’estremismo e li aiuta a vivere bene qui. Abbiamo condannato apertamente il terrorismo e la violenza; le nostre donne lavorano, abbiamo una mentalità aperta. Mio figlio ha anche una fidanzata italiana».

E se vorranno sposarsi? «A noi va bene tutto, - sorride Chokri - purché vadano d’accordo tra loro».

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