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Rapina

Incappucciato aggredisce una donna per rubarle l'auto: arrestato

24 giugno 2018, 07:01

LAURA FRUGONI

Il volto quasi invisibile, travisato da berretto e sciarpa scozzese tirata sul naso. Bardatura assolutamente fuori stagione, visto che era la fine di maggio. E difatti era un rapinatore: aveva spalancato la portiera dell'auto, ferma con il motore acceso sul bordo della strada; la donna seduta al volante, che stava aspettando la figlia, se l'era trovato di fianco. Disarmato, ma ugualmente molto pericoloso: prima un brusco spintone, poi le aveva afferrato un braccio mentre con l'altra mano le premeva la bocca per non impedirle di urlare.

La sequenza violenta della rapina in via La Grola (all'angolo con via Savani) l'avevamo in parte già raccontata all'epoca dei fatti. A un mese di distanza, possiamo dire che il tizio incappucciato - che era fuggito con la borsa della donna - non sarà più un pericolo, almeno per un po'. Individuato dopo una rapida indagine dei carabinieri della stazione Oltretorrente, il gip ha appena firmato l'ordinanza di custodia cautelare che stabilisce la sua nuova dimora, l'unico posto in cui non potrà nuocere al prossimo: il carcere.

Napoletano, 47 anni, risulta residente nel Reggiano ma di fatto bazzica un po' qua e un po' là, abile a cambiare aria quando la terra comincia a bruciare sotto i piedi. La fedina densa dimostra che non è nuovo a queste imprese (e le donne sono le vittime prefetite), anzi «ci campa». Da come s'era mosso, quella mattina, non era tanto la borsetta il suo obiettivo: voleva la macchina.

Quando è salito a bordo, la donna stava aspettando la figlia per accompagnarla a scuola. Lo sguardo sullo schermo del cellulare, un istante prima con la coda dell'occhio aveva notato quel tizio imbacuccato che stava camminando verso di lei. Strano sì, ma lì per lì non l'aveva impensierita più di tanto.

Subito dopo la rapina: l'incappucciato aveva cercato di sfilare la chiave dal cruscotto ma lei aveva reagito con una prontezza e una grinta per nulla scontati in questo tipo di agguati. Aveva urlato nonostante l'energumeno cercasse di zittirla, l'aveva inseguito per un tratto fino a vederlo salire su un'auto, ma purtroppo non era riuscita a fare di più: senza gli occhiali da vista, non era riuscita a distinguere il modello e tanto meno a leggere la targa.

Il resto del puzzle l'hanno ricostruito i carabinieri, con l'aiuto prezioso di alcuni testimoni: un signore e la moglie passando in via La Grola avevano visto l'uomo salire su un'auto e fuggire, anche una residente del palazzo di fronte che s'era affacciata sentendo le urla l'aveva vista.

La ricerca ha cominciato a restringersi: intanto perché la vettura del «soggetto ignoto» era una vecchia Seat verde (colore piuttosto riconoscibile) e poi più di un testimone era riuscito a memorizzare una parte della targa. Gli investigatori hanno cominciato a «spulciare» i fotogrammi delle telecamere della zona, ed eccola lì: una Seat verde che bazzicava insistentemente nella zona pochi istanti prima della rapina. Dopo una serie di accertamenti incrociati sono risaliti alla proprietaria dell'auto, una donna residente nel Modenese. E chi era stato fermato in un paio di controlli a Parma, alla guida della Seat? Il suo turbolento compagno. Uno con la pessima abitudine di rapinare le donne sole.

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