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Turismo

Pochi wc pubblici. Botta e risposta fra Comune e Confesercenti

24 giugno 2018, 07:02

PIERLUIGI DALLAPINA

Parma è una città che vuole sviluppare sempre di più la sua vocazione turistica puntando sull'organizzazione di eventi, ad esempio la Mille Miglia, e sfruttando alcuni riconoscimenti di prestigio, come quello Unesco di città creativa per la gastronomia o l'essere stata nominata capitale italiana della cultura per il 2020.

Stando però ad alcune polemiche ricorrenti, sotto il profilo dell'accoglienza non tutto funzionerebbe alla perfezione, come dimostra il caso emblematico dei bagni pubblici, un servizio tanto umile quanto fondamentale per chi vuole visitare Parma. Da una parte c'è chi lamenta la scarsità di bagni pubblici sparsi per le vie del centro e dall'altra chi ricorda che le toilette dei vari bar e ristoranti possono essere utilizzate alla stregua dei primi. In modo completamente gratuito.

AL BAGNO GRATIS

Come ricorda Cristiano Casa, assessore al Commercio e al Turismo, dal 2013 esiste un regolamento comunale che equipara i servizi dei locali a quelli pubblici. Il Regolamento per la convivenza tra le funzioni residenziali e le attività di esercizio pubblico e svago nei centri urbani - più comunemente chiamato Regolamento per la movida - all'articolo 4, stabilisce che «i gestori dei pubblici esercizi, dei circoli privati abilitati alla somministrazione, degli esercizi commerciali e delle attività artigianali alimentari, eventualmente avvalendosi di personale incaricato all'ordinato svolgimento dell'attività d'impresa, alla prevenzione dei rischi, alla mediazione dei conflitti, hanno l'obbligo» di «assicurare la piena ed effettiva fruibilità ed efficienza dei servizi igienici interni ai locali consentendone l'utilizzo gratuito al pubblico».

Stando al regolamento, chiunque potrebbe quindi entrare in un bar, chiedere di accedere al wc e poi uscire dal locale senza sentirsi obbligato a fare una consumazione.

L'INTERVENTO DEL TAR

Questa interpretazione del regolamento è in parte criticata da Stefano Cantoni, responsabile, per Confesercenti, dell'area Turismo e ristorazione. «Esiste una sentenza del Tar - afferma - per la quale i bar e i locali pubblici non sono obbligati a permettere anche ai non clienti l'uso gratuito dei loro servizi igienici». La sentenza a cui si riferisce risale al 2010 ed è la numero 691 del Tar della Toscana, che aveva accolto un ricorso presentato nei confronti del Comune di Firenze, con il quale viene sancito il principio in virtù del quale è illegittimo esigere che il titolare di un bar estenda anche ai non clienti l'uso dei servizi igienici in dotazione del locale.

Sul sito della Confesercenti di Rimini viene ricordato che il tribunale aveva stabilito che «l'uso del bagno all'interno dei pubblici esercizi è un servizio privato fornito ai clienti e non un servizio pubblico a disposizione di tutti i passanti». Alla luce di questa sentenza, Cantoni afferma: «Esiste una gerarchia tra le varie norme e quindi ci si deve attenere a quanto stabilito dalla sentenza di un tribunale».

LA MAPPA DEI BAGNI

Sul sito del turismo del Comune c'è l'elenco dei bagni pubblici che si trovano: all'albo pretorio (chiuso sabato mattina dal primo luglio al 31 agosto e anche la domenica), in piazza Garibaldi, in piazza Ghiaia, al parco Ducale, in Cittadella e al parco Ferrari. «Il Comune - suggerisce Cantoni - potrebbe riaprire l'ex Cobianchi, sotto piazza Garibaldi, dando in concessione gli spazi e creando bagni pubblici a pagamento».

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