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Strumento

Da Parma un «naso elettronico» per scovare le bombe

25 giugno 2018, 07:00

EGIDIO BANDINI

Quattro gruppi di ricerca – l'Istituto Imem del Consiglio nazionale delle ricerche di Parma coordinato da Claudio Ferrari; il Dipartimento di chimica, scienze della vita e della sostenibilità ambientale dell'Università di Parma, coordinato da Francesco Sansone; e l'Istituto di fisica dell'Accademia delle scienze di Baku (Azerbaijan) coordinato da Nahida Musayeva – hanno vinto un progetto nel bando «Science for peace and security program» della Nato, per la realizzazione di un sensore portatile per esplosivi, adatto ad essere montato su un drone.

I gruppi di ricerca si avvalgono della collaborazione di Danilo Coppe dell'Istituto di ricerche esplosivistiche di Parma, in particolare per individuare gli esplosivi più utilizzati nei dispositivi «improvvisati» (Ied) usati a scopi terroristici e nei teatri di guerra.

«Il sensore – spiega Danilo Coppe – sarà realizzato con nanofili di germanio o nanotubi di carbonio. Entrambe queste nanostrutture della lunghezza di 100 micrometri e della larghezza di pochi milionesimi di millimetro (nanometri) saranno ricoperte di nanoparticelle di molecole organiche in grado di interagire con le molecole di esplosivi, eventualmente presenti nell'aria. Questa interazione determinerà una differenza di potenziale che a sua volta modificherà la conducibilità elettrica del nanofilo o del nanotubo. Si tratta di correnti estremamente basse, dell'ordine di pico ampere (multimiliardesimi di ampere), per cui i dispositivi realizzati potranno funzionare con un consumo elettrico ridottissimo. La fase successiva – sottolinea Coppe – sarà quella di automatizzare il dispositivo e di montarlo su un drone leggero, di modo che sia in grado di esplorare anche autonomamente una zona e individuare la presenza di esplosivi, con controllo esclusivamente remoto e in condizioni di completa sicurezza per l'operatore».

Il progetto, chiamato «UnExploDe» (Ummanned explosive detection, ovvero rilevazione di esplosivi senza intervento dell'uomo) ha durata triennale. L'istituto Imem è incaricato del coordinamento del progetto, della realizzazione dei nanofili e della realizzazione dei sensori; il Dipartimento di chimica, scienze della vita e della sostenibilità ambientale si dovrà occupare di funzionalizzare le nanostrutture, renderle cioè sensibili alla presenza di molecole di esplosivi; mentre il Dipartimento di chimica e l'Istituto di fisica di Baku si occuperanno di produrre le nanostrutture di carbonio e della loro funzionalizzazione. Con il supporto del dell'Istituto di ricerche esplosivistiche di Parma si potranno testare i dispositivi realizzati su piccolissime quantità di diversi esplosivi.

«Oltre alla Nato, che ha approvato il progetto – dice ancora Danilo Coppe – c'è, per ora, l'interesse di un'azienda dell'Azerbaijan, che potrebbe portare all'industrializzazione del dispositivo se il progetto avrà successo. A due mesi dall'avvio del progetto abbiamo già ottenuto diverse nanostrutture, adatte ai dispositivi che intendiamo realizzare».

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