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Carabinieri

In manette il «ras» dei pusher nordafricani

25 giugno 2018, 07:01

LAURA FRUGONI

Ne mancava ancora uno per chiudere il cerchio. E non uno qualsiasi, ma quello che - di fatto - era il pesce più grosso dell'ennesimo, guizzante, banco. Spacciatori nordafricani, questi, ossia marocchini e tunisini: a riprova che non solo i nigeriani sguazzano nel fiorente mercato dello sballo. Ce n'è per tutti. basta dividersi le piazze e categorie «merceologiche» cercando di non pestarsi troppo i piedi.

I carabinieri della compagnia di Parma hanno appena arrestato Z.K, marocchino, 34 anni, fedina penale lunga e densa: mancava solo lui all'appello, ritenuto il capo della rete di pusher attivissima tra Parma, Traversetolo e Colorno, sgominata una settimana fa dai militari, che li hanno inseguiti uno dopo l'altro nel corso di un'articolata indagine coordinata dal pm Paola Dal Monte. Partita dalla segnalazione di una mamma, preoccupata per il figlio sempre più assente e confuso.

Qui non si parla di qualche dose, ma di un vero market all'ingrosso di hashish (sette chili totali ne hanno sequestrato i carabinieri).

Tanta droga, tanti soldi. L'organizzazione collaborava attivamente anche con gli spacciatori locali (di solito i referenti delle piazze fuori città).

Nel primo round ne avevano arrestati quattro (più sei divieti di dimora): due tunisini e due italianissimi, un 36enne di Reggio Emilia, fornitore di fiducia di parecchi ragazzi a Traversetolo e un 24enne che faceva lo stesso a Colorno. Il reggiano andava a a prendere il fumo da un tunisino 31enne che a Parma gestiva il suo personale giro tra Pilotta, Lungoparma e Giardini di San Paolo.

E qui arriviamo al ruolo-chiave dell'ultimo arrestato: tutti quei chili di stupefacente era lui a farli arrivare dalle nostre parti, dove la richiesta è sempre enorme, e spesso mette in difficoltà fornitori e cavallini che non riescono a soddisfare gli ordinativi.

Z.K. i carabinieri sono andati a stanarlo a Brescia, a casa di un connazionale: la città lombarda doveva essere la sua base, anche se risulta residente a Mantova. Di fatto, girava come una trottola: era lui a ricevere gli ordinativi, a prodigarsi perché i rifornimenti fossero puntuali e ininterrotti. I venditori al dettaglio tornavano con i soldi e incassavano una piccola percentuale sulle vendite.

Nelle telefonate usavano un linguaggio in codice, parlavano di donne e di «misure»: una ragazza con il seno piccolo significava droga in ovuli, un seno grosso voleva dire tanta «roba» in panetti.

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