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Addio

Elisabetta Ferpozzi, una vita all'Ausl

28 giugno 2018, 07:01

Elisabetta Ferpozzi, una vita all'Ausl

MONICA TIEZZI

Non ce l'ha fatta la dottoressa Elisabetta Ferpozzi, medico dell'Ausl: dopo la battaglia contro la malattia, è morta nei giorni scorsi, a 63 anni, nel reparto di oncologia dell'ospedale Maggiore.

Elisabetta Ferpozzi, nata a Parma da una famiglia trasferitasi nella nostra città da Milano, si era laureata in medicina nel 1987 e lo stesso anno si era iscritta all'Ordine dei medici di Parma. Nel 1990 si era specializzata in medicina legale e delle assicurazioni, allieva di Bruno Blasi e Giorgio Vidoni, all'epoca all'Istituto di medicina legale dell'ospedale Maggiore. Il suo interesse andava in particolare alla psichiatria forense. Aveva collaborato con l'istituto di medicina legale per vari casi, incluse alcune morti violente.

Era entrata ben presto come dirigente medico all'Ausl, nel settore della medicina legale, diretto dal 1995 al 2016 da Giovanni Montani. Nell'azienda sanitaria locale Elisabetta Ferpozzi - che viveva in una casa nell'Oltretorrente ed era anche impegnata nel Lions Club Parma Maria Luigia - si occupava di pratiche e commissioni per l'invalidità, soprattutto quando venivano trattati casi psichiatrici, delle commissioni per il rinnovo delle patenti di guida e dell'idoneità al porto d'armi. Giovanni Montani la ricorda come una collega «molto appassionata al lavoro, che non seguiva i casi in modo asettico ma si faceva carico delle sofferenze degli assistiti».

Dopo un primo matrimonio finito in giovane età, si era di nuovo innamorata e aveva sposato in seconde nozze Gianni Pattacini, di origini toscane. Un'unione che aveva anche imposto un cambiamento professionale: Elisabetta aveva preso un'aspettativa dall'Ausl di Parma e si era trasferita nella casa del marito, a Gavorrano, in provincia di Grosseto, dove aveva iniziato a lavorare come libera professionista per l'Inps locale.

Una svolta di vita bruscamente interrotta dalla scomparsa del marito, morto d'infarto fra le sue braccia. Un dolore dal quale - dice il nipote Paolo Lannutti, avvocato, figlio dell'unica sorella di Elisabetta, Anna Maria, anche lei scomparsa prematuramente per una malattia - la dottoressa non si era mai completamente ripresa.

Nel 2014 era tornata a vivere a Parma e aveva ricominciato il lavoro all'Ausl. Segnata fortemente dal lutto, ricorda Montani. Due anni dopo, a fine 2016, era arrivata la diagnosi della malattia, che l'aveva costretta a ridurre e poi lasciare l'impegno professionale.

Elisabetta Ferpozzi, che non aveva figli, lascia tre nipoti, fra i quali Paolo Lannutti, che la ricorda come «una donna istintiva, poco diplomatica e apparentemente ruvida, ma in realtà altruista, generosa e di gran cuore». Il rosario è stato recitato ieri sera nella chiesa di Ognissanti, in via Bixio. La stessa dove questa mattina alle 11,30 si svolgerà il funerale.

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