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Intervista

Katia Ricciarelli: «Ho amato Carreras, da Baudo ho imparato tanto»

28 giugno 2018, 07:00

Katia Ricciarelli: «Ho amato Carreras, da Baudo ho imparato tanto»

MARA PEDRABISSI

Bella di una bellezza vera, che sa essere magnetica. Katia Ricciarelli riempie di sé lo spazio della Pergola della Corale Verdi, ospite del Festival della Parola.

Un incontro fatto di parole semplici, verità non trattenute, in cui si rompe subito il ghiaccio, si parte dall'aneddoto - fors'anche dal gossip - ma è un grimaldello per arrivare a una sostanza più profonda, di pensieri e di vita. La cantante sale sul palcoscenico tra due amici di lungo corso, il costumista e scenografo Artemio Cabassi e il giornalista musicale Andrea Merli. Un colloquio a tre, con al centro una delle cantanti liriche più amate e famose al mondo che sa cosa il mondo si aspetta da lei. Entra «in medias res», previene l'arena e, così, la mette ai suoi piedi. Frasi in veneto, come dal «sen fuggite», note intonate qua e là come per gioco: il pubblico, di tutte le età, è suo. Due battute di saluto ed è lei a portare il discorso su Pippo Baudo («Artemio, se penso che mi hai fatto il vestito per il matrimonio... Sì ce l'ho ancora. E' durato 18 anni, mica poco... Da Baudo ho imparato tanto, anche come si tiene il microfono in pubblico»). Andrea Merli chiede di riavvolgere il nastro agli esordi, agli albori degli anni Settanta, in coppia con Josè Carreras. «So cosa vuoi che racconti - taglia corto lei - Ho conosciuto Carreras a Parma, dovevo interpretare La bohème. Il regista, Beppe De Tomasi, mi disse “Ti presento il tuo Rodolfo” e io, rivolta a questo ragazzo dagli occhi vivaci, lo invitai a salire sul marciapiede. “Sono già sul marciapiede”, ribatté lui. Fu la mia prima gaffe. Dopo qualche giorno, si trasferì nel mio stesso albergo, il Maria Luigia; capii che aveva dell'interesse, ma non si dichiarava. Mi toccò offrirgli parecchi bicchieri di Sambuca per farlo sciogliere. Alla fine è stato un grande amore, penso il più grande della mia vita».

Nessuna nostalgia. Uno spazio speciale è per la mamma: «Ho accettato di recitare nel film di Pupi Avati perché mi è piaciuto il copione, mi ha ricordato la mia infanzia, di grande povertà, i sacrifici di mia madre che ha lavorato come un mulo per tirar su noi figlie. Alla fine l'ho fatta vivere da regina. Devo a lei tutto quel che sono». Donna fiera e orgogliosa: «Non ho mai ceduto a compromessi, posso dire quel che penso». Senza tabù: dai fischi alla Scala nel 1973 per «Suor Angelica» («Andate su YouTube, c'è tutto. A contestare furono tre imbecilli») ai consigli ai giovani («Troppa superficialità, non si studia abbastanza. E fate attenzione ai cialtroni che vogliono i vostri soldi»). Occhi azzurri che sembrano avere una risposta per tutto: «Sembro molto dura, ma sono una donna sola e solitaria. Mi faccio forza, perché bisogna andare avanti».

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