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La verità? Il messaggio non considerato e il premio a vincere dello Spezia

di Sandro Piovani -

28 giugno 2018, 07:00

La verità? Il messaggio non considerato e il premio a vincere dello Spezia

Sono stati depositati gli atti relativi al deferimento di Calaiò per tentato illecito sportivo e del Parma per responsabilità oggettiva. Il club crociato prosegue nella sua linea del silenzio e non commenta queste notizie «romane». Di certo però gli atti su Spezia-Parma sono stati spediti.

E dagli atti emerge che Calaiò e il Parma sono stati deferiti solo ed esclusivamente per un whatsapp che l'attaccante aveva spedito il 14 maggio a De Col. Un whatsapp arrivato al termine di una «conversazione» personale e composto dai famosi tre messaggi: «Ehi pippein, non rompete il cazzein... dillo anche a Claudiein... Col rapporto che c'è tra noi...». Viene da chiedersi se questo è un tentativo di illecito. Deciderà il giudice.

Ma viene da chiedersi anche perché non sia stato preso in considerazione l'ultimo whatsapp che Calaiò ha inviato al giocatore dello Spezia: «Comunque pippein stai tranquillo scherzavo tanto per me è uguale tanto fra un po' smetto...». Un messaggio di cui avevamo già dato notizia all'inizio di questa paradossale vicenda. E che ora gli atti confermano.

Dagli atti emerge anche che la partita con il Parma era particolarmente sentita dai giocatori dello Spezia e non solo per il clima di tensione creato dalla tifoseria di casa («qui non viene nessuno a festeggiare») ma anche perché la società ligure aveva inserito un premio ad obiettivo nei contratti dei giocatori, un premio per il raggiungimento dei 54 punti. Lo Spezia perdendo col Parma si è fermato a 53 punti finali perdendo così questo ulteriore incentivo.

Il quadro ora è chiaro. Meno chiari sono i motivi di questo deferimento. O meglio, evidentemente il «pippein» e il «cazzein» sono ritenute parole da illecito. Mah...