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Tribunale

Va all'esame della patente al posto dell'amico: condannato

28 giugno 2018, 07:02

Va all'esame della patente al posto dell'amico: condannato

FRANCESCO BANDINI

Come imbroglioni viene quasi istintivo associarli a quelli che Totò e Nino Taranto interpretavano nel loro immortale film «Tototruffa», se non fosse che le fregature che rifilavano i due grandi comici erano molto meglio architettate dello squinternato sotterfugio tentato dai due africani la cui vicenda è finita ieri in tribunale. Un inganno così strampalato che è malamente naufragato prima ancora di cominciare.

Siamo nel 2012 e tutto nasce da un'esigenza e da un limite: l'esigenza è quella di un cittadino della Guinea che intendeva conseguire la patente di guida; il limite è quello di non sapere quasi per niente la lingua italiana, con la conseguente impossibilità di sostenere l'esame teorico. Quella patente, però, gli serve e anche alla svelta, così ha la seguente pensata: mandare qualcun altro al posto suo alla Motorizzazione civile il giorno dell'esame. E così, il 18 giugno 2012, invece del vero candidato si presenta un suo connazionale, che l'italiano lo parla molto bene e che probabilmente conosce meglio di lui anche le regole del codice della strada. Peraltro, il «sostituto» ha lo stesso nome e cognome del «sostituito» ed è pure nato nella stessa città, anche se in realtà questa circostanza non è rilevante, in quanto il falso esaminando si presenta esibendo un documento di identità dell'altra persona.

Peccato che la coppia di imbroglioni abbia trascurato un paio di «piccoli» dettagli: che quello che avrebbe dovuto sostenere l'esame all'epoca dei fatti aveva 42 anni, mentre colui che si era presentato al suo posto ne aveva 27; ma, soprattutto, che il più vecchio era alto 1 metro e 96 centimetri, mentre il più giovane solo 1 metro e 70. Insomma, una differenza di età e di statura che era impossibile che non balzasse all'occhio di chi doveva identificare gli esaminandi prima della prova d'esame.

E così, quando il 27enne ha mostrato la carta d'identità del suo connazionale, l'esaminatore ha subito fiutato l'inganno e gli ha chiesto conto delle evidenti incongruità. Quello, ovviamente, non ha saputo dare una spiegazione plausibile. Quindi è stata immediatamente chiamata la polizia stradale, la cui sede è proprio di fianco alla Motorizzazione. Gli agenti hanno condotto il giovane al comando, dove ha ammesso che in realtà non era chi aveva finto di essere. A quel punto è stato chiamato il 42enne, che si è presentando confessando anch'egli il tentativo di sostituzione di persona, salvo poi accasciarsi a terra sostenendo di aver accusato un malore. Circostanza che non gli ha comunque consentito di evitare la denuncia per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale sull'identità personale, lo stesso contestato anche al suo più giovane omonimo.

Ma mentre la posizione del più vecchio è stata definita l'anno scorso con un giudizio separato, quella del più giovane, ora 33enne, è arrivata a sentenza ieri. Come richiesto dal pm Lino Vicini, il giudice Paola Artusi ha stabilito una condanna a otto mesi di reclusione, concedendo però la sospensione della pena.

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