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E' morta Tania Schianchi, «pilastro» della lungodegenza

29 giugno 2018, 07:02

E' morta Tania Schianchi, «pilastro» della lungodegenza

Monica Tiezzi

Ieri era il suo compleanno. I medici, colleghi di lavoro, avevano impacchettato alcuni regali da portare nella cameretta dove era ricoverata, nel reparto di Medicina interna e lungodegenza critica, al padiglione Barbieri dell'ospedale Maggiore. Tania Schianchi non ce l'ha fatta a festeggiare i suoi 51 anni. È morta alle 8 del mattino, lasciando nel dolore la famiglia (la figlia Sara di 18 anni, che in questi giorni sostiene l'esame di maturità, l'altra figlia Lia di 14 anni, il marito Angelo, elettricista, il fratello Pietro, anche lui dipendente ospedaliero, il papà Gede) e i medici ed infermieri della lungodegenza, un reparto che la dottoressa Schianchi aveva contribuito a far nascere e crescere.

«Una grande perdita. Tania era una parte integrante del team. Una professionista gentile, sempre disponibile con i colleghi e cortese con gli specializzandi, per i quali aveva svolto un'importante attività di tutor» dice Tiziana Meschi, direttrice della lungodegenza.

Tania Schianchi, nata e cresciuta nel quartiere Montanara (dove il padre Gede, proprietario di un negozio di elettrodomestici, è molto conosciuto) dopo il liceo linguistico si era laureata in medicina all'Università di Parma nel 1995. La specializzazione in medicina interna era arrivata nel 2000 e nel 2001 Schianchi era già assunta nella lungodegenza, allora al padiglione Cattani.

Assieme allo scomparso Loris Borghi, a Tiziana Meschi e ad Angelo Briganti, Tania Schianchi aveva contribuito alla formazione degli operatori del reparto e al suo accreditamento. I suoi campi di interesse erano l'ulcera da decubito negli anziani fragili, il percorso fra ospedale e territorio e le dimissioni difficili. Aveva anche svolto, con Borghi, un'attività di ricerca sulla calcolosi.

Oltre a svolgere una professione impegnativa, Tania era riuscita anche a formare una famiglia solida e unita: «Era il suo orgoglio e il pilastro che le ha dato forza nei momenti difficili. Ricordo ad esempio la dedizione con la quale aveva assistito la mamma morente» dice Tiziana Meschi, legata a Tania da un'amicizia che durava dai tempi dell'università. Pochi passatempi, nelle giornate piene di una mamma lavoratrice. Ma Tania riusciva a volte a ritagliarsi il tempo per il disegno e la pittura, passioni che aveva sempre coltivato.

La diagnosi della malattia era arrivata sei anni fa, durante una vacanza al mare. Tania, da medico esperto, aveva capito subito che la battaglia sarebbe stata dura. Erano seguiti periodi nei quali il male sembrava dare una tregua e nei quali la dottoressa era tornata al lavoro, ad altri in cui erano stati necessari interventi chirurgici e ricoveri. Quando aveva capito che la fine era vicina, Tania aveva voluto essere ricoverata nel «suo» reparto, fra colleghi amici, dove ha trascorso gli ultimi due mesi e mezzo di vita.

«Ha affrontato la malattia con una incredibile forza d'animo, cercando di far coraggio ai familiari e di rendere sempre più autonome le figlie, per prepararle alla vita senza di lei - dice ancora la Meschi - Ha spesso partecipato alle decisioni terapeutiche, cercando di essere propositiva e fiduciosa. Non sarà facile dimenticare i suoi sorrisi e i momenti nei quali l'impegnativo lavoro in corsia lasciava spazio alle confidenze e agli scherzi».

Il rosario sarà recitato questa sera alle 19 nella chiesa delle Stimmate, in via Sbravati, la stessa dove domani alle 11 sarà celebrato il funerale.

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