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Liceo Toschi

Mario Bettati: a 75 anni all'esame di maturità, tra i candidati più anziani di sempre

29 giugno 2018, 07:00

Mario Bettati: a 75 anni all'esame di maturità, tra i candidati più anziani di sempre

MARA VAROLI

«Da dove cominciamo?». Attacca così la prof all'orale di Mario. E il «la» non può essere più azzeccato, visto che il candidato ha 75 anni e una vita piena di storie da raccontare. Assicuratore in pensione, ex calciatore con la passione per la bicicletta, in cui vanta pure delle medaglie, Mario Bettati dopo le lontane elementari a Salso e un corso serale per avere la terza media a Roccabianca, il suo paese, si presenta all'ultima prova dell'esame di Stato al liceo artistico Toschi, con una borsa piena di quadri, la sua tesina su Giuseppe Verdi e una sporta con spalla cruda e culatello per festeggiare insieme agli insegnanti e ai compagni di classe. Emozionato? Un po', anche se rassicura: «E' più difficile andare ai Millepini pedalando ai 18 all'ora». Nonostante l'età, macina 10 mila chilometri all'anno in bici, dagli argini del Po ai monti di Berceto, da quando ha smesso la divisa del portiere e ha indossato quella della squadra «La Roca»: fatica questa sconosciuta, nello sport, nella vita e nello studio. Mai fatto un'assenza in 4 anni del serale al Toschi, con voti sempre brillanti, «a parte matematica e inglese - ammette Mario -: le materie più ostiche. Anche perché a casa il tempo per studiare è poco, dal momento che continuo a lavorare: collaboro con mia figlia Elisa, agente generale delle Generali Assicurazioni nel nostro ufficio di Roccabianca». Un uomo della Bassa che non trova il tempo di invecchiare, tant'è che è tra i maturandi più anziani d'Italia.

Certo, chiamarlo anziano non è facile, ma Mario Bettati è nato a Salsomaggiore il 25 gennaio del 1943 e tra i ricordi ci sono le bombe e le schegge che lo hanno sfiorato da bambino. Proprio nelle sue radici si trovano il perché e il percome di questa scelta assai «matura». Studente della quinta Arti figurative, Mario è nipote del pittore Oreste Emanuelli, lo stesso che ha lasciato al comune di Fidenza un patrimonio con oltre mille opere. «Anche mio fratello Rino era pittore - racconta, mentre beve un té prima di sedersi davanti alla commissione -. Io invece la vena artistica l'ho scoperta tardi, tra i banchi del liceo Toschi». L'ora dell'esame è arrivata. Mario si siede davanti alla presidente Maria Gabriella Bossi e a tutti i prof: «Ho scelto di parlare di Verdi perché a Roccabianca è il nostro dirimpettaio», prende forza lo studente. Per dirla con D'Annunzio, «figlio» della quercia, Verdi «sapeva stare con i grandi», aggiunge Mario, che fino a 14 anni ha aiutato il padre agricoltore, prima sulle colline di Salso e poi a Ronco Campo Canneto. Citazioni che si intrecciano con la storia di questo 75enne, la cui memoria è ricca di immagini, tra cui non può mancare il riferimento al monumento della Stazione dedicato al Cigno di Busseto, «bombardato e mai ricostruito - sottolinea -. Anzi, a parte le statue recuperate nel teatro di Roccabianca, le ruspe hanno buttato tutto nella Parma». E non manca nemmeno il riferimento al Club dei 27, in cui vanta un nipote. «Insomma - lo ferma col sorriso la presidente Bossi - conduce il colloquio il candidato». E allora, fioccano le domande e la prima casca male: matematica. La prof Patrizia Mauri gli chiede di disegnare le lenti convergenti: «La so - si scalda Mario, che prende subito matita e righello - questa mi è entrata dentro». Si passa a inglese con Elisabetta Calcagnani e alle questioni sulla tragedia di Shakespeare si aggiunge italiano, per cui l'insegnate Giulia Sorgente si sofferma su Ungaretti, fino alla prova artistica con la prof Maria Manghi: «Come è composto il colore ad olio? Quale la differenza tra tempera e acrilico? E l'acquerello?». Quindi tocca a discipline pittoriche con Rosangela Zingaro e a Storia dell'Arte con Francesca Pellegrini. Finché, il maturando tira fuori i suoi quadri e i disegni che ha realizzato nei laboratori. Mario? «E' troppo bravo», concorda la commissione. E gli allungano un attestato di merito: «Spesso era Mario a fare lezione in classe - confida il prof di Filosofia Dario Miano -. Ha dato l'esempio di educazione e gentilezza: ha smosso emozioni». E con l'orgoglio dell'uomo della Bassa, già ristoratore della trattoria Battistero, tira fuori dalla sporta culatello e spalla cruda, serviti su un vassoio che ha dipinto la notte prima degli esami: «Grazie di cuore a tutti i prof, il Toschi siete voi». Che la festa abbia inizio. Ma lui, marito di Gina, padre di Elisa e Emanuela, con quattro nipoti, un lavoro e una bicicletta non si ferma: «Che cosa farò dopo? La scuola mi mancherà».

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