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A passeggio per Parma «a caccia» di rondoni, balestrucci e rondini

30 giugno 2018, 07:00

A passeggio per Parma «a caccia» di rondoni, balestrucci e rondini

FRANCESCO MEZZATESTA

Erano quasi 100 le persone che venerdì 22 giugno, verso sera, hanno accolto l' invito di Ada Onlus, Asoer, Lipu, Wwf, Legambiente a girare per le piazze di Parma guardando all'insù. Fra i presenti anche l'appassionato di ornitologia il parmigiano Giorgio Aiassa. Sotto la guida degli esperti naturalisti Renato Carini ed Emanuele Fior ed il coordinamento di Laura Dello Sbarba i convenuti, passeggiando per il centro storico, non osservavano monumenti ma pennuti! Sì, perché in tutt'Europa era la giornata del «Festival dei rondoni».

Si tratta di un' iniziativa che a Parma ha avuto il patrocinio dei Parchi del Ducato e del Gruppo Rondoni Italia, tesa a far conoscere ai cittadini la presenza dei rondoni in città sottolineando come si tratti di animali utili all'uomo in quanto divoratori di zanzare e mosche (una coppia ne cattura circa 6000 al giorno) e che funzionano quindi come formidabili «insetticidi naturali». La «passeggiata rondonara» è partita da piazza Garibaldi per poi dirigersi in piazza del Duomo e terminare presso la Casa della Musica dove ad attendere i partecipanti c'era il professor Andrea Beseghi del liceo Scientifico Ulivi con i suoi studenti, autori di un importante lavoro di ricerca basato sul censimento dei rondoni nidificanti nel centro storico di Parma.

I rondoni, spesso confusi con le simili rondini, dopo un viaggio migratorio di migliaia di chilometri, raggiungono le città europee cercando un foro o una cavità dove entrare per costruire un piccolo di nido e deporre le uova. Sì, perché a differenza delle rondini che formano un nido di paglia e fango, i rondoni (Apus apus) per via delle lunghissime ali e delle zampette corte vivono sempre in volo (addirittura dormono in volo) e non possono posarsi a terra da cui hanno difficoltà a ripartire. Per questo motivo i posti essenziali alla loro nidificazione sono le buche pontaie presenti sui muri o le tegole aperte sui tetti dei vecchi palazzi. Ma per combattere i colombi che nidificano nelle buche pontaie, queste vengono chiuse con il cemento o reti metalliche cosicché viene meno il sito riproduttivo per i rondoni ma anche per pipistrelli, gechi, farfalle e piccoli uccelli. L'uovo di colombo (si perdoni il gioco di parole n.d.r.) sta nel non chiudere completamente la buca pontaia ma ridurne il diametro in modo che il piccione non possa entrarvi ma il rondone sì.

Questo semplice accorgimento che non costa nulla di più della chiusura completa delle fessure murarie o dei tetti, salverebbe i rondoni dal continuo progressivo declino che negli ultimi anni in Europa, a causa di queste «pratiche edilizie tappabuchi», è stato valutato in circa il 50%. Per salvare la specie il «Gruppo Rondoni Italia» sta contattando le amministrazioni di molte città italiane compresa Parma, allo scopo di sensibilizzare tecnici e amministratori a fare scelte salva rondoni con adozioni di misure apposite nei regolamenti edilizi comunali e relative scelte consapevoli durante i lavori di restauro. A Parma l'amministrazione comunale ha già favorito l'adozione di misure adeguate nel restauro dell'Ospedale Vecchio. La speranza e che, anche per gli altri restauri, vengano salvaguardate le cavità essenziali alla sopravvivenza di questi straordinari «insetticidi naturali» amici dell'uomo.

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