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Schianchi a Torrechiara: «Felicissimo di essere tornato»

30 giugno 2018, 07:00

Schianchi a Torrechiara: «Felicissimo di essere tornato»

Pierangelo Pettenati

Un luogo affascinante e ricco di storia, uno dei musicisti italiani più talentuosi e innovativi, uno fra i più apprezzati bassisti degli Stati Uniti, due grandi jazzisti parmigiani di livello internazionale, alcuni giovani musicisti di grande talento. In una sola serata, sullo stesso palco. È successo giovedì sera nel Cortile del Castello di Torrechiara, nell'anteprima del Festival «Renata Tebaldi» che da 23 anni propone concerti di generi diversi tra loro e accomunati dall'elevata qualità.

Come in questa occasione, unico concerto in Italia nel 2018 per Paolo Schianchi: due ore di esplorazione attraverso le innumerevoli potenzialità della chitarra e varie epoche musicali. Al termine di un breve video introduttivo, Red Canzian ha detto «Con il mio amico Paolo Schianchi si vola». Non ha avuto torto. Nella prima parte del concerto ha suonato da solo, cambiando strumento ad ogni brano; prima la chitarra classica per una trascrizione da J. S. Bach, poi una chitarra jazz per lo standard «Black Orpheus» e quindi la famosa «49 corde» per un incredibile medley di canzoni di Michal Jackson. L'eccezionalità del suo stile non sta nel virtuosismo delle dita, quanto nel saper suonare la chitarra intera nel suo complesso e non solo le corde, anche quando sono 49! Grazie a questo, sembra di ascoltare una piccola orchestra e non una sola chitarra.

Il passaggio al blues («Crossroads» di Robert Johnson) e alla chitarra resofonica è stato accompagnato dall'ingresso di tutti i musicisti coinvolti nel suo «Innovatorio musicale»: sette giovani talenti che hanno avuto la possibilità di suonare con grandi professionisti (Anthony Wellington, Sandro Ravasini ed Emiliano Vernizzi) in un contesto prestigioso e importante.

Cambiando sempre la formazione, sono passati da «Fleeing Acheronte», scritto da Schianchi per la World Bank, «Come togheter» dei Beatles, «River» (della cantante Arianna Cleri), gli incredibili 30 secondi di un brano scritto da Santino Garsi, liutista rinascimentale parmigiano, che potrebbe benissimo stare nella discografia degli Yes, un brano eseguito su Octpus (la «macchina musicale» progettata e brevettata da Schianchi) e, infine, una travolgente versione di «Higher ground» di Stevie Wonder, bissata per un pubblico entusiasta.

Un ritorno in patria in grande stile e ricco di soddisfazioni, come dice al termine del concerto «Sono felicissimo di essere tornato a suonare qui, ma la gioia più pura e profonda è stata quella di vedere la felicità enorme dei ragazzi. Vederli felici è stata la più grande ricompensa per mesi di lavoro e notti in bianco su questo progetto, partito nel migliore dei modi. Questi ragazzi finora non hanno avuto la valorizzazione che meritano, ma sono convinto che dare loro questa opportunità sia la cosa giusta da fare, soprattutto in questo momento storico».

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