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Traversetolo

Il sindaco: «No alla moschea»

01 luglio 2018, 07:00

Il sindaco: «No alla moschea»

BIANCA MARIA SARTI

TRAVERSETOLO «L'associazione di Pace non può prendere in giro le Istituzioni mascherando un luogo di culto come un centro culturale».

Il sindaco Simone Dall'Orto attacca l'associazione di promozione sociale «Associazione di Pace» che riunisce la comunità islamica di Traversetolo e che si è da poco trasferita da piazza Mazzini, in centro storico, in via Ottavio Boni, affittando un locale in una zona più periferica.

Il sindaco riprende le fila dell'intervista al presidente dell'associazione, Chokri Magtouf, pubblicata sulla Gazzetta di Parma la scorsa settimana.

Nell'articolo si riprendeva il tema dell'irregolarità dovuta all'incompatibilità della destinazione d'uso della prima sede di piazza Mazzini: all'epoca, nel 2014, l'allora sindaco Ginetto Mari aveva dichiarato che il proprietario dell'immobile sarebbe stato sanzionato.

«Non è mai stata elevata alcuna sanzione amministrativa – afferma Dall'Orto – né al proprietario né agli inquilini. Ho verificato e il procedimento amministrativo è ancora aperto, ma verrà archiviato perché nel frattempo l'associazione si è spostata».

Secondo Magtouf il fatto che nel 2016 l'associazione abbia ottenuto il riconoscimento come associazione di promozione sociale era sufficiente a superare il problema burocratico, dunque il trasloco è legato solo all'aumento dei soci.

«Essendo iscritta al registro regionale delle associazioni si promozione sociale – risponde Dall'Orto – gode di benefici, come la compatibilità per la propria sede con tutte destinazioni d'uso dei locali (bypassando, di fatto, le pratiche edilizie). Ma, come tutte le altre associazioni iscritte, deve anche osservare i requisiti igienico-sanitari e di sicurezza oltre che attenersi alle attività del proprio statuto. L'Associazione di Pace ha, tra gli scopi indicati nel proprio statuto, la promozione della cultura araba e l'aiuto alle persone bisognose. Quindi, al di là delle verifiche tecnico amministrative in corso sul rispetto dei nostri regolamenti, resta da stabilire se la sede dell'Associazione svolge, di fatto, anche funzioni di luogo di culto, con la recita della preghiera settimanale. Esattamente come in una più tradizionale moschea».

Per Dall'Orto il fatto che Magtouf abbia ringraziato nell'intervista il proprio Imam rappresenta una conferma: «L'Imam è una guida spirituale esperta nei riti di preghiera – dice Dall'Orto – dunque lascia intendere che la sede sia utilizzata come luogo di culto».

E se anche fosse così? C'è libertà di culto. «Sì, ma dovrebbero rispettare le leggi italiane – risponde Dall'Orto – adeguare la struttura come previsto per i luoghi di culto e dichiarare come stanno le cose, non limitarsi a dire che sono un'associazione culturale».

Al di là degli aspetti burocratici, se l'Associazione decidesse di creare, nel rispetto della normativa vigente, un luogo dedicato al culto islamico come si porrebbe l'amministrazione?

«Noi non siamo disponibili a legittimare nessuna moschea nel nostro territorio. L'Islam confligge con l'articolo 8 della Costituzione che prevede liberà ai culti religiosi purché non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. Nel Corano e nella legge islamica sono imposte pratiche in contrasto con le leggi laiche in tema di diritto civile e penale, riguardo la sacralità della vita di tutti, la pari dignità tra uomo e donna e la libertà di scelta religiosa. Inoltre l'Islam è una confessione che non ha regolato per legge, tramite un'intesa, il suo rapporto con lo Stato, come previsto dalla Costituzione».

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