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Intervista

Paolo Rossi: «Sono anarchico, quindi non perdo mai le elezioni»

04 luglio 2018, 07:00

Paolo Rossi: «Sono anarchico, quindi non perdo mai le elezioni»

Mara Pedrabissi

Una premessa romantica, che non t'aspetteresti da un cuore anarchico. «C'è una cosa che mi lega a Parma e a Teatro Due in particolare. Ho avuto due o tre svolte significative nella mia carriera, che poi sono un modo per tenere più vivo e vitale questo mestiere. Con “Nemico di classe”, dopo l'anteprima a Milano, debuttammo al Due e qui venne riconosciuto un nuovo stato nascente. Mi piacerebbe che accadesse di nuovo». E questo è Paolo Rossi, 64 anni, il più milanese dei teatranti non milanesi, che lunedì prossimo, 9 luglio, alle 21.15 sarà appunto a Parma, Arena Shakespeare, con «Il re anarchico e i fuorilegge di Versailles - Da Molière a George Best».

Paolo Rossi, Molière da lei ce lo aspettavamo. Ma cosa c'entra George Best, esuberante star del pallone, celebre anche per alcune uscite come «ho speso soldi in auto, donne e alcol... tutti gli altri li ho sperperati»...

«E questa è una delle meno belle, ai fini del nostro lavoro! Molière e Best: li lega l'improvvisazione. Improvvisare, in un gioco che già di per sé è improvvisazione, è ancor più difficile: bisogna aver studiato. Tanto. Ha assistito allo spettacolo Walter Sabatini, mitico direttore sportivo. Non riesce a stare più di cinque minuti senza fumare; è rimasto lì, incantato, un'ora e quaranta, quanto dura la recita. Ci ha ritrovato la stessa magia - mi ha spiegato - del calcio, che non sai mai come va a finire, anche poco dopo l'inizio eravamo già sul 3-0, per proseguire con la metafora calcistica, cioè in scioltezza».

Abbiamo capito che è un esercizio di improvvisazione. Immaginiamo ci sia anche la storia (Versailles). Il presente c'è?

«Più che altro il futuro. Per usare un gioco di parole, il futuro è molto presente».

E che futuro è?

«Eheheh (ride)... Una scommessa. C'è chi l'ha visto tre volte, a Milano, e sostiene di aver visto tre spettacoli differenti. Più che prove, con la mia compagnia, facciamo allenamenti. Una parte del canovaccio è a memoria, un'altra a improvvisazione. Poi conta il contesto, conta il pubblico che è un altro uomo in campo. Concettualmente stiamo dalle parti dell'arte contemporanea: è più importante il processo artistico che non il risultato finale».

In scena, troviamo Lucia Vasini, già sua storica compagna, e un gruppo di attori e musicisti, Renato Avallone, Marianna Folli, Dimitris Kotsiouros, Marta Pistocchi, Marco Ripoldi, Roberto Romagnoli, Chiara Tomei.

«Nella finzione, siamo in un mio sogno, a Versailles nel 2024. I musicisti, diretti da Dimitris, eseguono musica dei bassifondi italiani, dei porti greci. Siamo fuorilegge, no? I giovani attori sono stati scelti con cura, alcuni avevano frequentato i miei corsi e poi proseguito da soli o con il Terzo Segreto di Satira, collettivo in cui opera anche Davide, figlio mio e di Lucia. Li avevo sott'occhi, sapevo chi prendevo perché improvvisare è un rischio che richiede preparazione».

Torniamo alla musica: la accompagna sempre, quella aulica e quella nazional-popolare. All'ultimo Sanremo è stato ospite della «vita in vacanza» dello Stato Sociale...

«La musica è nella mia vita. Ho realizzato cinque regie liriche, a Spoleto, al San Carlo di Napoli, a Hong Kong. Il divertente è che nei giorni in cui ero a Sanremo, facevo spola con la Scala di Milano, per il “Pipistrello” di Strauss, nel ruolo del carceriere Frosch. Avrei voluto fare il musicista, ma è andata meglio così»

Si dice così quando è andata bene. Ma, in un'Italia di Guelfi e Ghibellini, uno dichiaratamente anarchico non rischia di essere inviso agli uni e agli altri?

«(Ride ancora)... E' il conto che ti presenta il garzone del macellaio. A me l'ha presentato più d'una volta. Preciso: sono un artista e posso permettermi, o forse ho il dovere, di essere anarchico. Diverso sarebbe se facessi l'operaio non-so-dove. Il gesto politico che posso fare non è la battuta contro questo o quel politico. E' rinunciare a andare in tournée con un monologo, che mi costerebbe meno e renderebbe di più, e invece far lavorare la mia compagnia. Così posso mantenere una coerenza tra sopra e fuori dal palcoscenico. Poi c'è un vantaggio a essere anarchici: non si perdono mai le elezioni».

Info e biglietti: 0521.230242. Stasera, come annunciato, in Arena andrà in scena «Mediterranea», coreografia di Mauro Bigonzetti.

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