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INCENERITORE

Legambiente e Wwf: «No all'aumento dei rifiuti a Ugozzolo»

06 luglio 2018, 07:03

Legambiente e Wwf: «No all'aumento dei rifiuti a Ugozzolo»

Il no a Iren arriva anche dalle associazioni ambientaliste. No all'abolizione della quota delle 130mila tonnellate di rifiuti all'inceneritore di Ugozzolo. Bruno Marchio, presidente di Legambiente, accoglie di buon grado la mobilitazione messa in atto da Parma sul fronte smaltimento rifiuti. L'associazione che guida aveva sollevato dubbi fin dal principio, sottolineando criticità evidenti riguardo le dimensioni del forno inceneritore di Ugozzolo. Oggi però, ne è certo il presidente, la quantità di rifiuti da bruciare non può e non deve aumentare ulteriormente, anche alla luce della differenziata porta a porta attivata in città e provincia. «Le posizioni del Comune e la linea tracciata da grandi aziende del territorio è condivisibile in toto» dice. Già un paio di anni fa, quando arrivò sul tavolo dell'associazione la procedura di valutazione e modifica delle autorizzazioni avanzata da Iren, Legambiente, insieme a Wwf e Ada (Associazione donne ambientaliste), si era opposta nettamente. «Ci siamo espressi compilando un vero e proprio documento con le nostre osservazioni alla procedura in cui contestavamo le richieste».

«Noi non siamo mai stati favorevoli a un forno di quelle dimensioni - aggiunge Marchio -. Si intravvedeva già allora la possibilità che i rifiuti arrivassero da fuori provincia».

Lo scenario in questi anni è molto cambiato. Se prima la gestione dello smaltimento era affidato alla Provincia, oggi la responsabilità della gestione è affidata alla Regione insieme ai sindaci. Di certo va tenuto presente il fatto che nel nostro territorio è attivata una raccolta differenziata rigida e che i cittadini continuano a fare sforzi. Il decisore pubblico dovrebbe orientarsi in altre direzioni».

Perfettamente in linea con Legambiente il Wwf di Parma. Il presidente Rolando Cervi lo dice chiaro e tondo: «Noi eravamo contrari a che si facesse l'inceneritore. E contrari al fatto che fosse di così grandi dimensioni. Figurarsi se possiamo essere d'accordo sull'aumentino delle quantità di rifiuti da smaltire. Già le 130mila tonnellate, vista l'entità della differenziata, rappresentano una mole di materiale ben al di sopra delle nostre necessità».

Anche a proposito del danno d'immagine della «food valley» Cervi non ha dubbi: «Il nostro territorio è già abbastanza deturpato. Basta fare un giro per le campagne per rendersene conto. Se diventeremo la capitale regionale dello smaltimento dei rifiuti l'immagine del comparto agroalimentare di certo non ne beneficerà». k.g.

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