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Tuffi proibiti

Balneazione vietata ovunque. Ma le tragedie non cessano

08 luglio 2018, 07:00

Balneazione vietata ovunque. Ma le tragedie non cessano

Chiara De Carli

Gli ultimi casi di persone annegate nei fiumi della nostra provincia riportano tragicamente all'attenzione dell'opinione pubblica il divieto di balneazione che ormai da una ventina d'anni è in vigore praticamente in tutti i corsi d'acqua dell'Emilia Romagna, ma che spesso non è conosciuto oppure è intenzionalmente disatteso. Fiumi, torrenti e laghi sono infatti off limits da molto tempo sia perché non vi sono certezze sullo stato di salute delle acque e sulla presenza o meno di inquinanti, ma soprattutto per questioni legate alla sicurezza. E in questa direzione vanno anche le ordinanze di divieto di balneazione emesse dai Comuni attraversati dai corsi d'acqua, ultima quella del Comune di Varano Melegari dopo l'individuazione di un «fondone» sotto il ponte che porta all'autodromo. Il divieto di immergersi in acqua non vieta però di bagnarsi i piedi o di farsi una grigliata con gli amici, anzi: lungo i corsi d'acqua e a bordo dei laghetti sono numerose le aree attrezzate dove fare festa e rilassarsi con la certezza di trascorrere una bella giornata sotto tutti gli aspetti. Oltre al pericolo che possono nascondere i fiumi, infatti, non osservare il divieto di balneazione si configura come reato di inosservanza del provvedimento di un'autorità e comporta una denuncia e una multa piuttosto salata.

Ma tornando alle ultime tragedie consumatesi in acqua nel territorio della nostra provincia, è un triste tributo quello che ogni anno anche i fiumi del Parmense chiedono alla stagione estiva. Appena le giornate si fanno calde, a bordo delle strade che costeggiano i corsi d'acqua auto, motorini e biciclette attendono roventi il ritorno di chi hanno trasportato a trascorrere una giornata in compagnia degli amici e in fuga dall'afa cittadina. Ma qualcuno non è tornato. È successo pochi giorni fa sullo spiaggione del Po a Coltaro con la doppia tragedia del 1° luglio, quando Mor Talla e Zakaria sono stati inghiottiti dalle acque del Grande fiume; a maggio dell'anno scorso a Felegara, quando gli amici di Mohamed, quattordicenne di origini marocchine, non lo hanno più visto nuotare nelle acque del Taro; e a ferragosto, a Borgotaro, a quando l'ivoriano Diawara Foussini si è tuffato e non è più riemerso. Un lungo bollettino di tragedie che ogni anno si allunga con i nomi di chi, magari non essendo un esperto nuotatore, si è fidato del fiume senza sapere che ad ogni passo il fondo può sprofondare o che le correnti d'acqua possono essere intense e imprevedibile.

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