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SAN SECONDO

Incarico in Comune, Rizzo assolto dopo la denuncia del sindaco

08 luglio 2018, 07:00

Incarico in Comune, Rizzo assolto dopo la denuncia del sindaco

Georgia Azzali

Una multa da 300 euro. E un risarcimento ben più salato: 10mila euro. Tanto era costato, nel febbraio del 2016, al giornalista Sergio Rizzo l'aver puntato il dito contro Antonio Dodi, il sindaco di San Secondo che aveva piazzato nell'Ufficio tributi del Comune una collaboratrice del suo studio privato da ragioniere commercialista. La pena era stata comunque sospesa (e con la non menzione non ci sarebbe stata traccia sul certificato penale), ma ora quella condanna - salvo eventuali colpi di scena in Cassazione - è evaporata: la Corte d'appello di Milano ha assolto il vice direttore di Repubblica dall'accusa di diffamazione «perché il fatto non costituisce reato». «Sono sereno. E dopo aver letto le motivazioni, valuteremo se fare ricorso in Cassazione», fa sapere il sindaco attraverso il suo difensore, l'avvocato Stefano Delsignore. Bisognerà infatti attendere il deposito delle motivazioni per capire cosa abbia portato i giudici d'appello a ribaltare la sentenza di primo grado, ma ciò che è chiaro è che nell'articolo di Rizzo non c'era alcun illecito penale.

Dobbiamo tornare al 2012: il pezzo che aveva fatto infuriare Dodi era stato pubblicato sull'inserto Economia del «Corriere della sera». Allora, infatti, Rizzo - noto autore de «La Casta» insieme a Gian Antonio Stella - era ancora una delle firme di punta del quotidiano milanese, prima di passare, l'anno scorso, alla vice direzione di «Repubblica». Il sindaco che porta in Comune una collaboratrice del suo studio professionale? Un esempio di mala gestione amministrativa e di palese conflitto d'interessi: questo, in sostanza, aveva messo in evidenza Rizzo nell'articolo. Dodi aveva chiesto al giornalista di rettificare, ma non c'era stata alcuna marcia indietro. Così, Dodi era passato al contrattacco presentando una querela. E dalla denuncia, nel 2016 si era arrivati alla condanna di primo grado.

Ma tra quella sentenza e l'assoluzione di un paio di giorni fa alla storia si è aggiunto un altro capitolo, che non è escluso abbia pesato sulla decisione dei giudici d'appello. La scorsa primavera Dodi, rieletto nel 2016 con la sua lista civica, ha ricevuto un avviso di garanzia. Concussione, il pesante reato ipotizzato dagli inquirenti. Al centro dell'indagine, portata avanti dalla Finanza e coordinata dal pm Paola Dal Monte, proprio il caso della professionista, poi di fatto diventata responsabile dell'Ufficio tributi. Dal giugno dello scorso anno la consulente ha lasciato il Comune, ma dal 2012 i suoi incarichi erano stati poi costantemente rinnovati. E - secondo gli inquirenti - il sindaco sarebbe arrivato a fare pesanti pressioni sul funzionario competente fino a costringerlo ad affidare l'incarico alla sua collaboratrice. Un lungo periodo, fatto anche di minacce, per l'accusa, che avrebbe fatto scattare nel funzionario un vero e proprio assoggettamento nei confronti di Dodi.

L'inchiesta non è ancora chiusa. Ma certo è che su quell'incarico, rinnovato per anni, gli inquirenti si sono fatti un'idea precisa.

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