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Minacce

Critiche alla scritta anti-Salvini. Pizzarotti: «Chiedo scusa al ministro»

12 luglio 2018, 07:02

Critiche alla scritta anti-Salvini. Pizzarotti: «Chiedo scusa al ministro»

PIERLUIGI DALLAPINA

A trasformare una scritta sui muri di Parma in una notizia di rilevanza nazionale ci ha pensato il destinatario stesso delle minacce comparse in via D'Azeglio. Matteo Salvini, che oltre ad essere il leader della Lega è anche il ministro dell'Interno, ha pubblicato un post sulla sua pagina Facebook in cui compare la fotografia alla seguente scritta dal sapore lugubre: «Non sparate a salve, sparate a Salvini!!!».

L'incitazione alla violenza è stata scritta su un muro del plesso universitario che si affaccia su via D'Azeglio e il ministro dell'Interno ha colto la palla al balzo per replicare a chi - scherzando o meno - vorrebbe vederlo morto. «Mi fanno pena. Io non ho paura, andiamo avanti! #primagliitaliani», ha commentato Salvini nel suo post, usando il tono muscolare che spesso caratterizza le sue dichiarazioni pubbliche.

E' molto più duro il commento del senatore leghista Maurizio Campari che, in qualità di consigliere comunale, nelle scorse settimane era stato l'autore di una comunicazione urgente in consiglio per denunciare l'esistenza in città di scritte minacciose contro il leader leghista. «Secondo la concezione di qualcuno - attacca il parlamentare - Parma è un libero territorio anarchico. Mi piacerebbe sapere se questa considerazione è condivisa anche dal sindaco Federico Pizzarotti».

L'attacco di Campari al primo cittadino è legato alle critiche espresse da Pizzarotti ad alcuni selfie di Salvini in cui il ministro si fotografava con alle spalle una barca, commentando che la barca non era comunque carica di migranti.

Lapidario il commento su Facebook della deputata e consigliere comunale leghista, Laura Cavandoli: «Parma, la città delle scritte contro il ministro dell'Interno Matteo Salvini. La cultura non abita qui e nemmeno l'educazione».

Restando in campo leghista, Fabio Rainieri, consigliere regionale della Lega e vicepresidente dell'assemblea legislativa dell'Emilia Romagna, ha commentato le minacce, prendendo di mira - anche lui - il sindaco di Parma. «Chissà se Pizzarotti, così solerte nel far eliminare le scritte sui muri lo farà anche questa volta. E' lecito chiederselo perché il sindaco di Parma ha anche la consuetudine dello strabismo ossia di occuparsi dei diritti suoi e dei suoi amici ma non di quelli dei suoi avversari».

A dir la verità, il tanto criticato (dalla Lega) Federico Pizzarotti ha scelto Facebook, alla pari di Salvini, per condannare la scritta di via D'Azeglio ed esprimere la propria solidarietà al ministro dell'interno. «Le idee politiche avversarie si vincono contrapponendo altre idee politiche - si legge sulla pagina Facebook del sindaco -. Non scrivendo minacce e volgarità sui muri delle case. Voi non fate politica, non esponete nemmeno delle idee, ma fate solo la figura degli imbecilli che degradano la propria città. Noi continueremo a pulirle per rispetto dei cittadini e della città, mentre voi rimarrete degli imbecilli. Chiedo scusa al ministro dell'Interno, Parma non è così».

Una condanna senza tentennamenti alla scritta comparsa in via D'Azeglio arriva da Michele Vanolli, segretario cittadino del Pd, che per prima cosa si associa alle parole di solidarietà al ministro dell'Interno espresse da Emanuele Fiano, presidente del gruppo del Pd alla Camera.

«Le scritte come quella che è comparsa in via D'Azeglio fanno un favore a Salvini - esordisce Vanolli - il quale va combattuto sul piano politico, contrastando le sue idee che non ci appartengono nel modo più assoluto».

Vanolli, pur condannando le minacce, va oltre alla singola scritta, denunciando il comportamento tenuto dal leader leghista, nonché ministro dell'Interno. «Salvini - dice - è un grandissimo provocatore e per rendersene conto basta guardare le polemiche scatenate contro Saviano o i suoi post sui migranti. Però noi non dobbiamo cadere nella sua trappola. Lui è capace di fare molto spettacolo, di far parlare di sé, senza mai dare soluzioni. Noi, invece, dobbiamo essere in grado di avanzare risposte concrete ai bisogni delle persone».

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