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PARMA

Ceravolo: «Come aver fatto tre stagioni in una»

13 luglio 2018, 07:01

Ceravolo: «Come aver fatto tre stagioni in una»

Dal nostro inviato

PAOLO GROSSI

PRATO ALLO STELVIO

Fabio Ceravolo è carico come una molla. Era entrato in modo paradossale nella vicenda degli sms ma neppure il meticoloso setaccio della Procura Federale è riuscito a trattenere una parvenza di comportamenti irregolari. Il bomber dunque non ha più niente da temere ma gli è rimasta dentro una bella rabbia. «Per quanto mi riguarda è stata una sofferenza inutile, senza motivo. Ora ne sono fuori ma mi dispiace per Calaiò che deve ancora aspettare l’esito del processo».

Ma il tuo amico Masi non ha esagerato a tirar fuori quegli innocenti messaggi? A proposito, siete ancora amici?

«Sì sì, eravamo e ancora siamo amici, non l’ho vista come una sua cattiveria».

Per te l’ultima annata è stata un caleidoscopio di emozioni, gioie e amarezze.

«E’ stato un po’ come vivere due o tre stagioni in una… Ero arrivato grazie a un grosso investimento della società che puntava tanto su di me. Avevo quello che pareva un problema da poco e che invece si è ingigantito fino a costringermi sotto i ferri. Io ero comunque convinto di poter tornare come prima. La società mi ha garantito le migliori cure e riabilitazioni, mi sentivo in debito e in cuor mio volevo ripagarla. Quando sono rientrato sono riuscito a fare dei gol e ad aiutare la squadra è questo mi ha restituito il sorriso».

Sembri abbonato ai finali a sorpresa: quest’anno gol e miracolosa promozione a La Spezia, l’anno prima il gol all’ ultimo sospiro al Frosinone che ha regalato i play-off al Benevento, capace poi di centrare la A.

«Ho segnato gol decisivi in momenti importanti, ma se è successo lo si deve anche ai miei compagni, che qui a Parma ad esempio mi hanno sempre fatto sentire importante, anche quando ero in un letto di ospedale o in palestra a fare la riabilitazione».

La serie A la conosci grazie a 74 presenze e 6 gol con Reggina, Atalanta e Benevento (una) e secondo la maggior parte dei tifosi saresti in grado di fare bene anche lì.

«Questo mi fa piacere. Ho giocato poco ma se la gente mi ha apprezzato sono contento».

Veniamo alla tua grande passione, la pittura. Com’è sbocciata questa vocazione?

«Ho iniziato tre o quattro anni fa perché facendo il calciatore ho tanto tempo libero. Anche da ragazzo mi piaceva disegnare ma solo da grande mi sono chiuso in una cantina e ho iniziato a scarabocchiare qualche tela con olio o tempere. Mi ispiro alla pop art di Andy Warhol e all’astratto ma poi disegno a modo mio. Faccio cose allegre che alla gente piacciono e questo mi ha convinto ad andare avanti. In molti mi chiedono di organizzare una mostra o qualcosa del genere. Ci penso ma aspetterò a fine carriera. Adesso regalo molte opere perché lo prendo come un gioco: il mio lavoro è un altro. E comunque mi piace arredare con il design e sono anche un collezionista di dischi in vinile e giradischi».

Insomma un tipo estroso… che cosa porti in campo di questi talenti?

«Forse l’istinto, ma l’estro resta più fuori del campo. Quando gioco, ma a dir la verità anche quando dipingo, non amo i fronzoli, vado diritto al sodo, seguendo appunto l’istinto».

Quanto sei curioso di vedere da vicino CR7?

«Non me l’aspettavo che venisse in serie A. Credo significhi che ha ancora stimoli. Così regala credibilità e visibilità al nostro campionato e a noi fa molto piacere non vederlo più solo in televisione».

E veniamo al Parma. Che cosa manca a questa squadra?

«Se mi metto a fare troppe analisi poi il mister mi caccia… scherzi a parte, è chiaro che oggi siamo incompleti e mancano pedine in ogni reparto. Serve esperienza ma anche la fame e l’entusiasmo di giovani che abbiano, oltre alla qualità, entusiasmo e voglia».

La tua di voglia è quella di andare in doppia cifra nei gol?

«Proprio così, ma prima viene la salvezza, poi i traguardi personali».

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