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PARMA

Inceneritore: no all'ampliamento dal rettore e dal vescovo

13 luglio 2018, 07:00

Inceneritore: no all'ampliamento dal rettore e dal vescovo

È una delle linee di sviluppo strategiche dell’Università di Parma: sul “Progetto “Food” l’Ateneo sta lavorando in maniera sempre più decisa e con azioni coordinate, per consolidare il proprio ruolo internazionale in materia di alimentazione e nutrizione: dai corsi di laurea triennali e magistrali nell’ambito delle Scienze dell’alimentazione, che raccolgono centinaia di matricole ogni anno, alla nuovissima Scuola di Studi Superiori in Alimenti e Nutrizione, fino allo sviluppo di importanti linee di ricerca e sviluppo tecnologico in connessione con le realtà economiche e imprenditoriali della zona coinvolte nel Settore alimentare.

È un investimento importante, quello che l’Ateneo ha programmato e che sta realizzando, che nasce proprio in virtù della collocazione dell’Università di Parma al centro della Food Valley, un’area in cui sono concentrate e sviluppate importantissime attività e produzioni economiche derivanti dal mondo dell’agroalimentare e dell’alimentazione: una fama che Parma vanta a livello mondiale.

Da qui nasce l’attenzione su tutti gli elementi che possono incidere negativamente sulla percezione di un territorio e di un’Università attenti alla qualità dei propri prodotti e delle attività di studio e ricerca che ruotano attorno al mondo del food: l’eventuale potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione potrebbe essere uno di questi elementi negativi.

«L’obiettivo di diventare un centro di riferimento internazionale in ricerca e innovazione nel settore Food è ambizioso, ma estremamente realistico. A Parma già operano gruppi di ricerca riconosciuti a livello mondiale come leader in molti ambiti della ricerca su alimenti e nutrizione, in tutte le loro possibili connotazioni. Le tecnologie di trasformazione e la microbiologia alimentare, la sicurezza degli alimenti, la sostenibilità ambientale, l’economia agroalimentare, la nutrizione e la legislazione in ambito alimentare sono aree coperte già in maniera eccellente e in forte sviluppo. Il “Progetto “Food” e la creazione della Scuola di Studi Superiori in Alimenti e Nutrizione hanno proprio come obiettivo quello di mettere tutte queste competenze a sistema e di trasmetterne le conoscenze e le ricerche d’avanguardia agli studenti e ai professionisti, Italiani e stranieri. Le aspettative sono elevate sia in termini di attrattività di finanziamenti internazionali che di studenti dall’Italia e dall’estero», spiega il Rettore Paolo Andrei.

«Ma il “Progetto Food” trae forza e valore anche dalle qualità del territorio in cui operiamo, nonché dalle svariate forme di collaborazione che stanno sempre più connotando la nostra azione quotidiana. Parma, infatti, è stata insignita del marchio Unesco di “Città Creativa per la Gastronomia”, a Parma è stata collocata la sede dell’Efsa, così come il contesto socio-economico del territorio parmense è universalmente riconosciuto per la qualità delle produzioni agroalimentari, comprese alcune importantissime produzioni tipiche. Proprio per queste ragioni, concordo con chi in questi giorni ha posto in luce come un eventuale potenziamento del termovalorizzatore di Ugozzolo possa concorrere a creare condizioni sfavorevoli per lo sviluppo della filiera agroalimentare del nostro territorio, che potrebbero ripercuotersi negativamente anche sul consolidamento del “Progetto Food” del nostro Ateneo».

«Sono convinto che la questione dell’eventuale ampliamento del termovalorizzatore di Ugozzolo debba essere affrontata ponendo al centro dell’attenzione il tema della sostenibilità delle scelte da compiere: non si tratta di mettere in discussione solo la necessità o l’utilità dell’impianto di termovalorizzazione, bensì la compatibilità dello stesso con i limiti insiti nella struttura ambientale, culturale e sociale del territorio in cui l’impianto si innesta. E in questa complessa valutazione sarebbe opportuno prendere in considerazione anche eventuali alternative (probabilmente già allo studio) di ammodernamento dell’impianto esistente in termini di riduzioni di impatti e di maggiore sostenibilità rispetto alla qualità della vita e alle vocazioni del territorio parmense». r.c.

Il vescovo Solmi

LUCA MOLINARI

«Non vogliamo prendere il rudo di altri, né aumentare la capacità dei nostri impianti, ma offrire un modello virtuoso, perché anche altri ne possano godere».

E’ quanto afferma il vescovo Enrico Solmi nel suo ultimo editoriale, dal titolo “Rudo: un modello virtuoso???”, pubblicato sul settimanale diocesano Vita Nuova. La presa di posizione del vescovo, netta e inequivocabile, si unisce a quelle del mondo economico, politico e istituzionale del territorio, per evitare che venga aumentata la capacità di smaltimento dei rifiuti dell’inceneritore di Ugozzolo.

«Se un marziano arrivasse a Parma troverebbe tante bellezze. E qualche cosa strana. Che non si immaginava – scrive il vescovo -. Sono sicuro che su Marte si conosca la nostra vocazione enogastronomica e che le nostre eccellenze (formaggio, prosciutto e tante altre) si gustano con musica del Maestro (Verdi ndr) e una scodella di lambrusco, sia pur un po’ amabile. Siamo famosi anche là. Si stupirebbe nel vedere l’inceneritore tra stabilimenti che fanno ottima pasta e farmaci all’avanguardia per guarire malattie respiratorie. Proprio in questa terra, che tutti stimano per il rigore con cui si preparano i suoi prodotti di eccellenza. Una terra con una vocazione precisa, con una fama frutto dell’impegno di generazioni e reclamizzata da cose che parlano da sé».

Quando si progettò l’inceneritore se ne parlò a lungo «tra posizioni forti, anche polemiche, tra schieramenti che coinvolsero parti politiche in un intenso confronto elettorale – ricorda monsignor Solmi -. L’opinione di molti fu di dare credito alla serietà della ricerca che poneva, nelle modalità di smaltimento, nei precisi controlli delle immissioni e in altre forme di tutela, la garanzia della non nocività dell’impianto e del suo uso a salvaguardia di un territorio che doveva necessariamente smaltire rifiuti, ma si impegnava ad una forte crescita della raccolta differenziata per ridurli e consentirne uno smaltimento sempre più corretto. Anche la collocazione particolare dell’impianto tra le citate aziende era, per così dire, una garanzia ulteriore. Il marziano poteva andarsene, non solo sazio di rinomate eccellenze, ma anche della certezza circa la salubrità del territorio, non inficiata da questo necessario “mangia-rudo”».

Ora le cose sembrano cambiare con le previsioni di un maggiorato smaltimento e con la prospettiva di altre costruzioni volte al medesimo fine. «Certo il rudo è tanto e forse tanti interessi ci girano intorno – osserva il vescovo - ma l’interesse più grande deve essere nella sicurezza, da tutti auspicata, che per noi va di pari passo con la tutela di un territorio che ha una vocazione precisa e che è patrimonio non solo parmigiano, ma di quanti ne apprezzano e ricercano (fin da Marte!) i prodotti».

Secondo monsignor Solmi si apre la questione «di chi vogliamo essere oggi e del futuro nostro e delle nostre terre». «Una collettività che mette al centro il bene della persona, del suo habitat, della sua cultura, che si esprime anche nelle eccellenze che la rendono famosa – prosegue il vescovo - è una collettività che ne salvaguarda il contesto vitale con uno sforzo che deve essere di tutti, sostenuto e facilitato dalle amministrazioni pubbliche. Ma non solo. Vuole essere una comunità che non spreca, che si educa a forme non fanatiche, ma realistiche e progressive di contenimento dei rifiuti, che fa di questo un modo di vivere che volentieri condivide con altre città, mettendosi essa stessa in ascolto e alla scuola di chi già ora, in Europa, fa meglio di noi».

«Allora – conclude monsignor Solmi - non vogliamo prendere il rudo di altri, né aumentare la capacità dei nostri impianti, ma offrire un modello che ci sforziamo essere virtuoso, perché anche altri ne possano godere».

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