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PARMA

Ottantenne picchiato da una rapinatrice armata in piazzale Chaplin

14 luglio 2018, 07:03

Ottantenne picchiato da una rapinatrice armata in piazzale Chaplin

LUCA PELAGATTI

«Se saprei riconoscerla? Non lo. Ma so che dopo le botte che ho preso, se la rivedessi scapperei a gambe levate».

Mario, chiamiamolo così, con un nome qualunque per proteggere la sua tranquillità, ha la fronte e le braccia piene di tagli, i pantaloni schizzati di gocce di sangue. Ma, nonostante tutto, prova a sorridere.

Sorride nonostante le mani tartassate dall'artrite e la pazienza che serve per sopportare ottant'anni sulle spalle. Ma, soprattutto, nonostante sia appena stato aggredito sotto casa da una sconosciuta armata di una pistola che per portargli via il portafoglio lo ha picchiato con cattiveria. «L'unica mia speranza è che, cercando di difendermi, sia riuscito almeno a rifilarle un pugno», sorride mesto.

Difficile crederci però: Mario ha il fisico sottile dell'uomo tranquillo e quella donnona («Ho anche pensato che fosse un uomo travestito») voleva fare male. Purtroppo c'è riuscita.

«Tutte le mattine mi alzo molto presto e vado a bere il caffè al bar - spiega Mario con l'aria di chi si chiede, incredulo, “ma perché è capitato proprio a me?”- Poi, intorno alle sei e mezzo torno a casa e inizio la mia giornata. Ieri mattina, invece, proprio sul portone di casa, me la sono trovata dietro».

O meglio: addosso. Lui ha aperto senza neppure pensarci la porta a vetri affacciata su piazzale Chaplin, a quell'ora deserto, e quella lo ha spintonato. «E' comparsa all'improvviso alle mie spalle e ha borbottato “Mi faccia entrare”. Io senza sospetti ho fatto un passo avanti e quando ci siamo trovati tutti e due nell'ingresso del condominio mi ha assalito». E' stato tutto velocissimo: sono bastate poche parole e un gesto. «Ha ringhiato con una strana voce roca “Dammi il portafogli o ti sparo”. E poi ha tirato fuori una pistola.

Se fosse una vera arma o solo una scacciacani non si saprà forse mai. Mario vedendola ha pensato che potesse essere un giocattolo («Mi ricordava una vecchia Beretta») e, istintivamente ha osato una reazione. Ma quella donna non ha avuto bisogno di sparare.

«Mi ha colpito con forza, in testa, sulle braccia, sul corpo», spiega il pensionato mostrando la pelle segnata, i lividi sulla fronte. «Ho cercato di difendermi, ho anche provato a raggiungere la porta che conduce ai garage. Ma sempre con quella addosso che mi colpiva non sono riuscito a scappare».

Per uscire da quella situazione sarebbero serviti tanti muscoli in più e vent'anni in meno. E Mario ha fatto quello che ha potuto. Tanto che alla fine la donna ha capito che il colpo era fallito. Ed era meglio andare via.

«Io il portafoglio non glielo ho dato e alla fine si è bloccata. E' tornata alla porta d'ingresso sbattendola con tale forza da romperla e poi è scappata in strada». Non da sola però: ché il pensionato, a quel punto, ha compreso di aver vinto. E ha anche cercato di seguirla.

«Quando sono arrivato a mia volta nel piazzale lei era qualche decina di metri più avanti. In quel momento ho chiesto aiuto ad un passante, ho gridato di fermarla perché aveva cercato di derubarmi. Ma è stata questione di attimi: lei ha urlato che ero stato io ad aggredirla, figuriamoci». E poi è svanita nel groviglio di garage, tra le case.

Pochi minuti dopo sul posto c'era già una pattuglia dei carabinieri e i militari hanno cercato di convincere Mario ad andare all'ospedale. «Ma ho dovuto rifiutare, prima avevo delle altre cose da fare», ha replicato col puntiglio di chi non si rassegna al ruolo della vittima. «Più tardi andrò al pronto soccorso per farmi medicare», è la sua conclusione.

Il resto, ovvero le indagini, sono nelle mani dei militari che cercheranno un'immagine, un indizio anche minimo per arrivare a quella malvivente con la pistola che per il momento sembra svanita. Resta una descrizione sommaria («era una donna bianca, di corporatura robusta, probabilmente italiana») e resta lo sguardo perplesso di Mario: «E' andata bene così - , taglia corto. -Ma adesso prima di aprire la porta mi guarderò intorno». I tagli e i lividi passano in qualche giorno. La paura, purtroppo, è molto più dura da cancellare.

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