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Treni

Due giorni di disagi, il calvario del pendolare

15 luglio 2018, 07:03

Due giorni di disagi, il calvario del pendolare

Pierluigi Dallapina

Sette ore e mezzo di ritardo accumulate in due giorni consecutivi sono troppe anche per chi, quotidianamente, è avvezzo a misurare la propria pazienza con gli imprevisti che si incontrano lungo i binari. «Tutte le volte che arrivo in stazione ormai mi faccio il segno della croce, perché non so mai cosa può succedere», commenta, amareggiato, Alberto Monguidi, 46 anni e pendolare di lungo corso sulla tratta ferroviaria che collega Parma a Milano centrale.

Esasperato dalle disavventure subite, insieme a tanti altri viaggiatori, alla fine della settimana lavorativa, ha deciso di raccontare uno spaccato di vita a bordo dei treni. O meglio, di spiegare cosa capita a chi è costretto, con una frequenza snervante, a dover tornare a casa sempre più tardi del previsto.

«Giovedì dovevo salire sul Frecciabianca delle 15.35 diretto a Parma, ma sono riuscito a prendere quello delle 13.35 perché era in ritardo. Peccato che il treno, prima di partire, sia stato fermo un'altra ora e mezzo sui binari», racconta, prima di illustrare le ragioni del considerevole ritardo.

«Abbiamo chiesto spiegazioni - assicura - e ci è stato risposto che un treno in percorrenza aveva tranciato dei cavi nei pressi di Lodi». Quindi, treni bloccati e operai al lavoro per ripristinare la linea il prima possibile, ma quando si tratta di guasti di una certa entità le lancette corrono velocissime. E così, giovedì pomeriggio, dalla stazione centrale di Milano sono partiti con tre ore e mezzo di ritardo diversi Frecciabianca. «Quello delle 13.35, quello delle 15.35 e, mi ha assicurato un altro pendolare, anche quello delle 17.35», racconta il 46enne, che il giorno successivo ha dovuto affrontare un secondo imprevisto.

«A causa dell'investimento di una persona, il Frecciabianca delle 18.35 è stato fatto partire con circa quattro ore di ritardo. Per questo, invece di arrivare a Parma alle 19.48 sono arrivato alle 22.35».

Come spesso accade, le difficoltà aguzzano l'ingegno, ed è per questo che il pendolare avanza una proposta. «Perché, in caso di circolazione bloccata sulla linea convenzionale tra Milano e Parma, non si dirottano i treni a lunga percorrenza, come i Frecciabianca, sulla linea ad alta velocità? A Parma è stata realizzata l'interconnessione che potrebbe consentire ai treni normali, dirottati sulla Tav, di rientrare sulla linea convenzionale una volta superato l'ostacolo. Ricordo che i viaggiatori di Reggio e Bologna possono beneficiare della Tav in caso di guasti sulla linea normale, mentre noi di Parma, sebbene abbiano l'interconnessione, restiamo a piedi».

La proposta avrebbe un senso, peccato che, come spiegano da Trenitalia, i Frecciabianca non possono viaggiare sulla linea ad alta velocità, perché sono stati progettati per essere alimentati a 3 mila volt in corrente continua, mentre la Tav è alimentata a 25 mila volt in corrente alternata. Della serie, oltre al danno anche la beffa, il Frecciarossa e Italo, al contrario, sono in grado di viaggiare anche sulla linea convenzionale in caso di guasto lungo la Tav.

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