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Testimonianza

«Negli ultimi tempi era cupo e nervoso»

16 luglio 2018, 07:02

«Negli ultimi tempi era cupo e nervoso»

«Quando ho salutato Carlo, sabato sera, era tranquillo, sorridente. Tanto che eravamo rimasti d'accordo di vederci l'indomani, di trascorrere la domenica insieme preparando il maialino arrosto».

Il nipote di Pibiri ripercorre le ultime ore con la voce di chi, in fondo, non crede possibile che questo dramma sia reale. Come se a furia di ripensare a quello che è stato prima si potesse far tornare indietro anche il tempo. «Poi deve essere successo qualcosa: è come se all'improvviso il suo cervello si fosse inceppato, come se si fosse rotto qualcosa dentro».

Vero, ma queste sono cose che si scoprono sempre troppo tardi. E anche se i familiari hanno intuito un dolore che stava minando l'equilibrio di questo agricoltore 66enne, non hanno avuto il tempo e la possibilità di offrirgli una via d'uscita.

«Nell'ultimo periodo si vedeva che non stava bene - spiega uno dei due figli. - Era diventato minaccioso, troppo spesso iracondo. Da tempo voleva che nostra madre smettesse di lavorare ma ultimamente questa era diventata per lui una specie di ossessione».

Un pensiero fisso divenuto ancora più doloroso dall'inizio del mese, da quando cioè la moglie, era in ferie. «Averla a casa, come avrebbe sempre voluto, deve avergli creato una specie di choc - continua il figlio più grande che insieme al fratello aveva cercato di convincere il padre a chiedere un supporto, a domandare un aiuto -. Siamo andati con lui dal nostro medico e lo abbiamo anche accompagnato per un consulto da uno specialista in ospedale».

Era mercoledì scorso: ma nessuno ha saputo intuire che sarebbero bastati solo quattro giorni perché nulla potesse essere più come prima.

«Subito non ha accettato di incontrare il medico, ha rifiutato la nostra proposta. Ma noi lo abbiamo convinto che era per il bene di tutti, per mantenere l'armonia della famiglia - prosegue il figlio.

Già, la famiglia, un bene da proteggere e che protegge quando hai bisogno. «Nonostante le sue recenti intemperanze noi abbiamo sempre cercato di stargli vicino». E' importante, ma non è bastato. E anche se ora è inutile persino dirlo, il figlio, che evidentemente non si da pace, lo ripete più volte: «Noi abbiamo cercato di fare il possibile per farlo stare meglio».

Ma nella psiche dell'uomo ormai si era creata una crepa che si è allargata a dismisura. Ha impiegato poco, ma ha fatto crollare tutto.

«Adesso non resta che sperare - è la conclusione del ragazzo che si preoccupa per le due sorelle minori, due gemelle appena diciottenni. - Per fortuna i medici hanno detto che la mamma è fuori pericolo, che guarirà. Certo ci vorrà del tempo, sarà un processo lungo. Ma in questo possiamo contare».

I ragazzi si fanno forza l'uno con l'altro e lo zio è al loro fianco nella casa affacciata sulla campagna, dove si notano gli attrezzi del lavoro dei campi sparsi intorno. Adesso tutto è nelle mani dei dottori. si può solo pregare e attendere.

E provare a dimenticare quello sparo all'alba. Ma nelle orecchie di questi ragazzi continuerà a risuonare per chissà quanto tempo.

Luca Pelagatti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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