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Serie A

Gazzola, il Parma nel cuore

16 luglio 2018, 07:00

Gazzola, il Parma nel cuore

Dal nostro inviato SANDRO PIOVANI

Esperienza e parmigianità: beh, non ce vogliano gli altri crociati, ma inevitabilmente Marcello Gazzola è una delle bandiere della rinascita del Parma. E non tanto perché a inizio 2018 ha lasciato la serie A per scendere di categria e indossare la casacca del Parma, ma perché, in tempi non sospetti, ha difeso questa scelta di “cuore”. Gazzola, a prescindere dalla categoria, voleva dare una mano al Parma. E la promozione è stata per lui un doppio premio. Sin qui la parmigianità e la voglia di maglia crociata. Poi l'esperienza: nelle ultime cinque stagioni ha sempre giocato in serie A, eccezion fatta appunto per la parentesi in B col Parma. «Volevo rimettermi questa casacca, è una cosa che ho voluto e che ho forzato – spiega Gazzola a fine allenamento -, al di là della categoria. Le emozioni di tornare in A con il Parma sono ancora fortissime. Voi sapete che io ho fatto le giovanili qui, quando c'era un Parma forte, ma forte forte. Cannavaro, Buffon, Thuram e così via. E il Parma era in A. Per cui tornare in A, con questa maglia è un sogno che si avvera».

Anche i tifosi, qui a Prato allo Stelvio, nella prima amichevole, hanno fatto capire che sono da serie A.

«Non c'è alcun dubbio. Questa è una tifoseria che ha sempre visto la A, l'Europa. Sono da serie A e cercheremo di esserlo anche noi, raggiungendo il prima possibile il nostro obbiettivo che è la salvezza».

Le scelte di mercato, fatte sino ad ora dal club, sembrano puntare su uomini esperti circondati da giocatori emergenti.

«Questa dose di esperienza, secondo me, ci deve essere per forza. Ben vengano giocatori come Gobbi che conosce benissimo la serie A visto che ci ha sempre giocato o come Bruno Alves che è un giocatore internazionale. Sono figure che fanno bene al gruppo. Tutto mixato con la freschezza e la qualità dei più giovani. Credo che sia il giusto mix per portare a termine in modo ottimale una stagione difficile come quella di A».

Anche tu puoi essere considerato un punto di riferimento per questo gruppo. La senti questa responsabilità? Come la vivi?

«Sono contento di essere considerato un punto di riferimento per i più giovani, così come i più vecchi lo sono per me. Fare gruppo vuol dire anche questo. I punti di riferimento si cercano sempre tra i giocatori più anziani e sono contento di esserlo per i più giovani, così come Calaiò, Bruno Alves e Gobbi lo sono per me».

Intanto come state vivendo l'attesa per l'udienza di domani, a Roma?

«E' un'attesa che viviamo molto tranquillamente, anche perché sarebbe ridicolo mettere in discussione la promozione in A per dei messaggi stupidi. In allenamento c'è massima serenità, poi vedremo cosa succederà. Noi pensiamo ad allenarci duramente per preparare il nostro obbiettivo che è la salvezza».

Otto giorni di lavoro: che bilancio fai di questo ritiro?

«Positivo. Abbiamo fatto un'amichevole che è andata bene e ce ne saranno altre anche se con avversari abbordabili, almeno all'inizio. L'importante è mettere benzina nelle gambe e cercare di fare gruppo anche con i nuovi arrivi».

Qual è la differenza più marcata, tra la A e la B?

«La A ha molta più qualità, i margini di errore sono più sottili. In B sia dal punto di vista offensivo che difensivo puoi anche commettere qualche errore e non venire punito, in A aumenta la qualità di giocatori e squadre e ogni minimo errore te lo fanno pagare».

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