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RIMPATRIATA

Quei «ragazzi» della mitica 3ªG sessant'anni dopo

16 luglio 2018, 07:00

Quei «ragazzi» della mitica 3ªG sessant'anni dopo

PARMA CENTRO

DAMIANO FERRETTI

Quanti libri hanno aperto su quei banchi, quante parole e numeri hanno cancellato su quelle lavagne, quante campanelle hanno sentito risuonare per quei corridoi. E' passato più di mezzo secolo, ma lo spirito è rimasto immutato. Era l'estate del 1958 quando 38 ragazzi affrontarono gli esami, dopo i primi tre anni scolastici, all'istituto tecnico industriale Vittorio Bottego. Sessant'anni dopo, una parte degli alunni della «mitica» terza G si sono ritrovati nel cortile interno della Casa della musica (l'ex Zecca, ovvero l'edificio che era stato scelto come distaccamento della Bottego) per ricordare quel passaggio determinante della loro vita umana e lavorativa: un incontro, atteso come un evento da tutti, che ha consentito di ricordare i bei tempi trascorsi in aula.

C'è chi lo ha definito «una commovente rimpatriata» e chi al primo impatto non ha riconosciuto il vecchio compagno di classe ma, come per incanto, sono riemersi episodi relativi all'infanzia in un crescendo di amarcord davvero commovente. Indisciplinati come allora, erano presenti, in rigoroso ordine alfabetico: Antonio Alberici, Sergio Baratta, Ernesto Boschi, Paolo Bottioni, Giorgio Casappa, Renzo Davoli, Giovanni Delfini, Corrado Ferrari, Giorgio Gianferrari, Emilio Moroni, Gilberto Menozzi, Emanuele Minari, Giorgio Pattini, Sergio Pignoli, Oreste Poldi Allay, Francesco Putorti, Alberto Rocchi. Questa terza edizione della rimpatriata della classe terza G della Bottego - ideata e voluta, come al solito, da Francesco Putorti - giunge a 60 anni esatti dallo scatto di quella foto-ricordo che ritrae un gruppo di ragazzini che invece oggi sono padri, madri di famiglia e anche brillanti nonni orgogliosi di raccontare ai lori nipoti le loro avventure tra i corridoi della Bottego.

Perché l'amicizia, a volte, può nascere anche dalle piccole cose, anche da una vecchia foto. Un «ritrovo» che non è stato la classica sterile vetrina delle vanità, bensì ha assunto i connotati di un vero e proprio evento. Alla rimpatriata non è voluto mancare l'unico insegnante vivente, il professore di educazione fisica Gianni Mora - medaglia d'argento del Coni per il nuoto - che è stato premiato dai suoi «ragazzi» con una targa-ricordo. «E' gratificante sapere che dopo ben 60 anni - ha sottolineato commosso il professor Mora - il legame di affetto con i miei alunni è rimasto inalterato, sono contento che oggi tutti questi ex “scolari”, un po' grazie anche ai nostri insegnamenti, siano diventati ottimi genitori, lavoratori affermati e, soprattutto, persone moralmente integre».

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