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Agricoltura

Organizzazioni divise sull'accordo commerciale col Canada

17 luglio 2018, 07:00

Organizzazioni divise sull'accordo commerciale col Canada

Utile per Agrinsieme, Confindustria e Aicig, l'associazione italiana consorzi indicazioni geografiche.

Dannoso e da non ratificare per Coldiretti e per il ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio. È scontro aperto in queste ore sul Ceta, l'accordo di libero scambio Ue-Canada approvato dall'Europarlamento nel 2017, applicato in via provvisoria dallo scorso settembre ed in attesa di ratifica da parte degli Stati membri.

A riportare al centro del dibattito il Ceta sono state le dichiarazioni del vicepremier Di Maio: «A breve l'accordo commerciale tra Ue e Canada arriverà in Parlamento – ha dichiarato - e questa maggioranza lo respingerà».

Una posizione simile a quella del ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio che ha poi però aggiunto a Bruxelles di voler «capire con dati concreti se realmente il Ceta è vantaggioso».

Le affermazioni hanno messo in allarme Confindustria. «Il Ceta sostiene export ed imprese. Sarebbe un grave errore non ratificarlo» ha dichiarato il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. Diviso il mondo agricolo.

Per Coldiretti il Ceta farebbe crollare l'export di Parmigiano.

La pensa diversamente, ed è scontro con Coldiretti, il presidente di Aicig Cesare Baldrighi: «Il Ceta è una grande opportunità. Nel 2017 le esportazioni in Canada dei prodotti Dop e Igp del settore lattiero-caseario sono cresciute del 5%. E nel primo trimestre 2018 del 3,5%».

Secondo Coldiretti, invece, «in netta controtendenza all'aumento fatto registrare sui mercati mondiali, le esportazioni di Parmigiano Reggiano e di Grana Padano in Canada sono crollate del 10% in valore e del 6% in quantità nel primo trimestre del 2018 rispetto al quello dell'anno precedente».

Per Agrinsieme – coordinamento tra Confagricoltura, Cia, Copagri ed Alleanza delle Cooperative – la mancata ratifica del Ceta «sarebbe un autogol clamoroso. Con il Ceta vengono tutelate ben 41 denominazioni italiane, pari a oltre il 90% del fatturato dell'export nazionale a denominazione d'origine nel mondo e che, soprattutto, senza questo accordo non godevano di nessuna tutela sui mercati canadesi. Riteniamo opportuno che il Governo tenga conto delle istanze che vengono da un coordinamento che rappresenta oltre i due terzi delle aziende agricole italiane».

c.cal.

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