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Affari d'oro con i ragazzini: condannati i baby pusher di piazzale Borri

18 luglio 2018, 07:02

Affari d'oro con i ragazzini: condannati i baby pusher di piazzale Borri

Poco più che ventenni ma già con le idee molto chiare su come guadagnare bene e in fretta. Nessuna ricetta strepitosa, ai tre amici era bastato imitare qualche collega con qualche anno in più. Avevano imparato a comprare marijuana e hashish in buona quantità per poi rivendere la «roba» a ragazzini e studenti delle superiori, in gran parte minorenni, spesso assiepati in piazzale Borri. Arrestati dai carabinieri lo scorso gennaio, ieri sono comparsi davanti al gup Mattia Fiorentini: uno, 23 anni, origini peruviane, è stato condannato a 3 anni e 6 mesi, oltre che al pagamento di 6.500 euro; 2 anni, invece, oltre a 5.000 euro di multa, per l'amico 22enne, nato in Germania ma a Parma da tempo, a cui il reato è stato derubricato per la lieve entità. Tutti e due, avendo scelto il rito abbreviato, hanno potuto beneficiare dello sconto di un terzo della pena. Il terzo ragazzo, 21 anni, origini filippine, ha invece patteggiato 4 anni e il pagamento di una multa di 7.000 euro.

Giovani, eppure già con qualche problema sulle spalle. Tutti sono ai domiciliari da gennaio, ma tre mesi prima di quell'arresto sia il 22enne che il filippino erano già stati pizzicati dai carabinieri con un po' di droga e alcune migliaia di euro in contanti. Il parmigiano era anche stato condannato per direttissima a 1 anno e mezzo, ma era tornato subito libero, sebbene con l'obbligo di firma. Anche il ragazzo peruviano aveva avuto qualche guaio con la giustizia un annetto prima dell'arresto dello scorso gennaio. Ma quelle disavventure non erano servite a far cambiare i progetti per il futuro. Ed erano tornati al «mestiere» che avevano imparato benissimo.

Organizzati come dei pusher di grande esperienza (e con ottime conoscenze nel settore), si rifornivano di marijuana e hashish a Lodi. Grazie alla collaborazione di un altro amico, che si metteva alla guida dell'auto della madre, i tre andavano a prendere la droga nascondendola poi nel paraurti. Ma c'era anche una ricompensa per l'autista, denunciato a piede libero: 30 euro a viaggio.

Insomma, il business continuava. E gli affari, con quello stuolo di clienti-ragazzini, andavano benissimo. Ma senza fare i conti con i carabinieri che, dopo i primi arresti, avevano continuato a scavare nella vita di quei giovani con tanti soldi in tasca e senza un'occupazione. I telefoni - a cominciare dai messaggi WhatsApp - hanno rivelato agli investigatori una marea di informazioni. E poi le parole di quei giovanissimi acquirenti che, davanti ai carabinieri, hanno avuto ben pochi dubbi sui nomi dei loro pusher.

G.Az.

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