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Capitan Lucarelli

«Il mio Parma gettato nel fango»

20 luglio 2018, 07:00

«Il mio Parma gettato nel fango»

Dal nostro inviato SANDRO PIOVANI

PRATO ALLO STELVIO Fa un po’ strano intervistare Alessandro Lucarelli mentre il Parma si allena. Così come è stato strano, ieri, vederlo arrivare in «borghese», all’ora di pranzo, nel ritiro di Prato allo Stelvio. Lucarelli si ferma sino a domani, con la squadra scenderà a Pergine Valsugana per assistere all’amichevole con il Foggia. Inevitabile che si parli di emozioni, tra amarcord e futuro.

«Vedere i ragazzi che si allenano è sicuramente strano – spiega subito Lucarelli -. Ricordo quando sono partiti e io sono tornato in vacanza invece. Un po’ ho sentito che mi mancava qualcosa. Perché dopo tanti anni ti fermi, ecco che senti che qualcosa ti manca. E qui respirare l’aria dello spogliatoio e stare al fianco dei ragazzi, mi fa sentire di nuovo a casa».

Tu eri il capitano del Parma che è stato deferito per responsabilità oggettiva dopo l’accusa a Calaiò di tentato illecito sportivo. Come stai vivendo questa situazione?

«Con rabbia. Perché succede troppo spesso che viene accostato il nome del Parma a cose che alla fine si rivelano nulle. Dobbiamo sempre giustificare cose che non abbiamo fatto, era già capitato negli anni passati. E mi arrabbio perché poi ti rimane la macchia, perché a chi sta fuori non interessa sapere se sei nel torto o nel giusto, per certe persone è sufficiente leggere certi titoloni che ti macchiano questa impresa grandissima che abbiamo fatto. So cosa ha significato tornare in serie A, la fatica, i sacrifici e lo sforzo. Per cui non permetto a nessuno ne di toccarlo ne di metterlo in dubbio. Perché noi non abbiamo avuto scorciatoie o aiuti, abbiamo raggiunto tutto col sudore».

Spettatore interessato di questa situazione è il Palermo. E Zamparini, ormai ogni giorno, attacca il Parma. Cosa hai da dirgli?

«Adesso intorno a noi ci sono le iene, con la lingua fuori, pronte ad attaccarci. Posso dire loro di fare come abbiamo fatto noi: di conquistarsi la A sul campo. Ogni giorno si sente di deferimenti, di giudici, di tribunali, tutte cose che riguardano il Palermo. Quindi credo che loro debbano pensare ai loro problemi, prima di pensare al Parma. Perché a noi non ha regalato niente nessuno, siamo una società sana, pulita e formata da gente perbene. Quindi non vogliamo essere toccati da certe dinamiche e soprattutto vogliamo rispetto da chi non ci deve insegnare niente, a livello di comportamento».

Invece a Calaiò cosa ti senti di dire?

«Gli siamo vicini. Tutto qua. Perché quello che è capitato a lui, poteva accadere a ciascuno di noi. Qualcuno dice che forse poteva evitare di mandare questo messaggio, ma se andassimo a vedere i telefonini di tutti i giocatori, dalla A alla Terza categoria, troviamo messaggi ironici, con battute di qualsiasi tipo. Che poi questo venga additato come tentativo di illecito, mi sembra incredibile. Siamo vicini a Calaiò che sta passando un momento difficile, sembra che abbia fatto chissà che invece ha solo mandato un messaggio a due ex compagni».

E in ritiro hai trovato anche Massimo Gobbi. Sembra quasi di essere tornati indietro di tre anni.

«Glielo ho detto, “se ti hanno ripreso, allora potevo continuare a giocare anch’io”. A parte gli scherzi, sono contento che Massimo sia tornato perché indipendentemente dalle qualità che può avere come calciatore, lui ha delle qualità umane che servono allo spogliatoio. Conosce bene l’ambiente, darà sicuramente una mano importante al Parma. Dentro e fuori dallo spogliatoio. E visto che dentro non ci potrò più andare io, ci serviva proprio uno così».

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